Mingalaba’/Sabadii/Selamat paghii = Ciao, in Birmano/Laotiano/Malese Ivan !!!

 

Dopo l’avventura trascorsa ad inizio 2014 in Thailandia e Cambogia, Ivan Romeo Zavatti torna in Oriente alla volta della Myanmar (Birmania), Laos e Malesia.

 

di Ivan Romeo Zavatti

Questo viaggio e’ durato quasi due mesi, e raccontarti tutto cio’ che ho
visto, le persone che ho incontrato, i luoghi che ho visitato, le lingue che ho
parlato … mi ci vorrebbe almeno un giorno. Cerchero’ di raccontare le cose
salienti e trasmettere un po’ di desiderio ad un viaggio in questi Paesi,
cercando, al contempo, di essere conciso .

Il tutto inizia giovedì, 4 dicembre 2014.
Il lungo volo Bologna/Parigi/Bangkok/Yangon, con cambi di aerei e’ andato
bene. 2 gg a Yangoon per riprenderci, ( mi accompagnava l’altra meta’ del
cielo), visitando l’ex capitale birmana con la sua stupenda pagoda Shwedagon (
foto 1 ) ,

Foto 1
Foto 1

edifici coloniali, molti fatiscenti ma che ricordavano un passato
glorioso. Poi, il giorno successivo, 5 ore di auto per raggiungere Golden rock
( foto 2 ); questo masso sospeso che e’ meta dei buddisti birmani. Ricoperto di
foglie d’oro, in bilico sulla monte Kyaiktiyo e’ un’impresa raggiungerlo, ma ne
vale la pena.

Foto 2
Foto 2

 

Il giorno dopo rientro aYangon con tappa a Bago ( foto 3 ), l’antica capitale
e l’indomani volo su Mandalay. Due giorni passati tra pagode e musei nelle
citta’ di Amarapura, Inwa ( Awa ) , Sagaing ed
il famoso ” u bein bridge ” , 1500 mt di lunghezza, tutto in legno
teck, per poi, in auto con autista, ci siamo fatti 190 km per raggiungere Bagan
( foto 4,5,6), sito archeologico importantissimo. Patrimonio Mondiale
dell’Umanita’. Da solo vale il viaggio.

Foto 3
Foto 3

Foto 4
Foto 4

 

E’ l’equivalente di Angkor Wat in Cambogia, ma su una superficie
molto piu’ vasta. Per questo, sempre con l’autista, per i 3 gg che ci siamo
fermati, abbiamo capitalizzato al massimo il tempo.
Imperdibile.
Paesaggi mozzafiato, sia all’alba che al tramonto, osservando queste pagode
che si ergono in mezzo alla foresta, con i contadini ed i loro carri trainati
dai buoi, come succedeva da noi 100 anni fa ! Unico !

Poi, con un volo interno su Nyaungshwe, per vedere il lago Inle, visitarne i
villaggi su palafitte, in barca, ed i mercati delle popolazioni della montagna
che offrono i loro prodotti di artigianato e non. Con le sue pagode e’ un’altro
must della ex Birmania ( foto 7).

Foto 5
Foto 5

Foto 6

Foto 6 

 Il nostro viaggio prosegue, e dopo tanto camminare, una pausa al mare, a

Ngapali beach, davanti alle isole Andamane che raggiungiamo tramite volo
interno su Twande. Alloggiamo in un resort da urlo, il Twande beach resort (
foto 8, 9 ).
Mare verde smeraldo, sole a pacchi, da evitare dopo le 12, e rientro in
spiaggia dopo le 15. Bungalow attiguo alla spiaggia, a pranzo ed a cena, pesce
come se piovesse !
La settimana corre veloce tra bagni e grigliate, ed il volo successivo ci
riporta a Yangon, dove dormiamo la notte e l’indomani prendiamo il volo per
Kuala Lumpur, Malesia.

Foto 7
Foto 7

Foto 8
Foto 8

Foto 9
Foto 9

Consiglio sempre di raggiungere la localita’ da cui si parte, in aereo, il
giorno precedente alla partenza, perche’, specialmente in quei Paesi, e’ facile
che qualche imprevisto impedisca di partire l’indomani ! Occhio !
Anche a KL ci fermiamo una notte, ed alloggiamo vicino all’aeroporto, ( la
visiteremo poi ), perche’ il volo di Air Asia ( ti dice niente la compagnia ?
Ne abbiamo fatti 5 con loro ! ) da Yangon, non c’era diretto su Vientiane,
capitale del Laos, prossima nostra meta.

Foto 10
Foto 10

Atterriamo a Vientiane ed alloggiando al centro, noleggiamo due bici e
giriamo la citta’ visitando i luoghi piu’ interessanti ( foto 10,11 ).
Sempre tanto caldo, ma va bene così, pochi turisti, e sempre ottimo cibo
locale. Dopo 2 gg prendiamo l’autobus che in 5 ore ci porta a Van Vieng, ex
luogo di ritrovo degli hippies, tranquilla, adagiata lungo il fiume e piena di
ragazzi, non della nostra eta’ ……un poco piu’ giovani ! Bici anche qui e
visita delle grotte e della laguna blu’ che raggiungiamo, senza saperlo, dopo
aver percorso 7 km di sterrato, pieno di sassi e buche con una bici tipo…
graziella !!! Ne vale la pena, ma non in bici ! Al rientro, impresentabili,
nella nuova colorazione rossastra, corpo/abiti pendant, non ci volevano far
entrare a Villa Nao Song, in quanto irriconoscibili !!! ( foto
12, 13 ,14, 15).

Foto 11
Foto 11

 

Dopo 3gg, con un minivan, in circa 5 ore, raggiungiamo Luang Prabang, l’antica
capitale del Laos, piena di ristorantini, alberghi, con un lungo fiume che la
sera regala dei tramonti da cartolina. Il Mekong, con le sue acque placide,
riempiva i nostri occhi ogni mattina quando aprivano la veranda e ci godevamo
lo spettacolo. Il mercatino serale, dalle 18 alle 23 catalizza l’attenzione di
tutti i turisti ( foto 16). Dopo 4 gg abbiamo lasciato per rientrare
a Vientiane dove l’indomani ci attendeva il volo su KL, Malesia.

Ho ritirato l’auto che avevo prenotato al Klia2, l’hub di Air Asia, e poi via
ad Ipoh, 180 km a nord, per visitare, nei 2 gg successivi le Cameron Highlands
dove vi sono le coltivazioni di the, ed anche la citta’ stessa e’ molto
interessante con i suoi edifici storici ( foto 17, 18 ).

Foto 12
Foto 12

 

Foto 13
Foto 13

Foto 14
Foto 14

Foto 15
Foto 15

Si riparte, poi, per George Town , 180 km a nord ovest, nell’isola di Penang,

raggiungibile con un’incredibile ponte lungo 13 km ! Nonostante in Malesia, si
guidi a sx, ho fatto un reset con il cervello, come l’anno scorso in
Thailandia, e riesco, senza alcuna difficolta’, a guidare, sia nelle rotonde
che negli incroci… ( gli juventini hanno sempre una marcia in piu’ !!! ).

George Town e’ Patrimonio mondiale dell’Umanita’ ed e’ molto interessante, da
girare rigorosamente a piedi, alloggiando nella parte vecchia ( foto
19, 20).
Visitato anche il parco delle farfalle, molto interessante, con tantissime e
bellissime, coloratissime farfalle che ti volano attorno, oltre ai soliti
edifici, palazzi, forte etc. Sempre pesce, come nutimento.

Foto 16
Foto 16

Foto 17
Foto 17

Foto 18
Foto 18

Foto 19
Foto 19

Foto 20
Foto 20

Foto 21
Foto 21

Dopo 3 gg puntiamo la prua della nostra Proton ( auto indiana, validissima, 4
porte ) a sud, e dopo circa 600 km raggiungiamo la mitica Malaka.
Qui sono passati e si sono anche fermati, tutti, ( mancavamo solo noi … )
olandesi, infatti il municipio, Stadthuys, rosso, e’ consideraton l’edificio
olandese piu’ antico di tutto l’oriente essendo stato costruito nel 1641 ed e’
la copia del municipio di Hoorn, nei Paesi Bassi; portoghesi con le vestigia
della ” Porta de Santiago “( foto 21 ), meta imperdibile, facente parte di un forte
costruito dai portoghesi nel 1511; la St Paul’s Church, costruita da un
capitano portoghese nel1521 ed altro ancora, a cominciare dalla sua vitalissima
Juncker street, piena di ristorantini e che la sera si trasforma in un
mercatino a cielo aperto dove si acquistano prodotti artigianali locali e si
gustano cibi a noi sconosciuti. Anche inglesi e francesi non hanno mancato di
lasciare tracce del loro passaggio.

“Tempus fugit”, e così rientriamo a KL, lascio l’auto e dormo al Tune hotel,
dentro l’aeroporto perche’ l’indomani alle 8 ho un volo su Langawi, isola a
nord della Malesia, dove prenderemo un traghetto per raggiungere Koh Lipe,
splendida isola thailandese che ci accoglie dopo un’ora e mezza circa di
traversata. Qualche difficolta’ nello sbarco perche’ non vi e’ porto, e per
un’altra settimana ci crogioliamo al sole sulle varie e belle spiaggie
dell’isola. Walking street e’ la via, larga 2 mt, dove la sera tutta la
popolazione dell’isola trova il proprio ambiente per tirare notte. In
alternativa altri ristoranti sulla spiaggia rendono ancora piu romantica la
serata. Il pesce la fa da padrone e noi ci lasciamo volentieri corrompere da
barracuda alla griglia, tiger prowns ( scampi come mai avevo visto, grandi
quanto la mia mano e super buonissimi, meglio dell’aragosta… il prezzo,
pero’, e’ anch’esso proporzionato ), red and white snapper, pesci mai visti, ma
buonissimi al palato, di cui non ricordo il nome, crabs di tutte le dimensioni
e tantissime qualita’ di molluschi, unitamente alle tante aragoste che si
tovano nel pescosissimo mare ( foto 22,23,24,25,26).

 

Foto 22
Foto 22

Foto 23
Foto 23

Foto 24
Foto 24

Foto 25
Foto 25

 

Foto 26
Foto 26

 

Foto 27
Foto 27

 

Anche questa settimana all’insegna del riposo vola e siamo gia’ sulla via del
ritorno, che replica l’andata.
Arriviamo a KL e qui ci attende un’altro Top hotel: il Traders Hotel.
Ho scelto una Club room, al ventinovesimo piano, dei 32. All’ultimo c’e’ il
nightclub e la piscina. Da urlo ! (Se ci andrai, ti relazionero’. )
Ubicato proprio di fronte alle Petronas Towers, ( l’ho scelto proprio per
quello ), davanti al parco, con una pista in tartan per il running e con delle
bellissime fontane che la sera s’illuminano unitamente alla musica, regalando
al pubblico presente dei bellissimi effetti scenici ed acustici. Il tutto
attorniato da diversi ristoranti presenti alla base delle Petronas, dove e’
piacevole consumare la cena assistendo a tale spettacolo ( foto 28).
KL e’ molto interessante, in continua evoluzione ( piena di gru… ) e noi
abbiamo cercato con certosina pazienza, quei luoghi testimonianza di un passato
ancora vivo negli indigeni, ma altresì ci siamo fiondati in megapalazzi pieni
delle ultime novita’, in materia di elettronica.

Poi, inaspettatamente, arriva il giorno, e’ meglio dire la sera della
partenza, perche’ a mezzanotte del 21 gennaio 2015, dopo 4 giorni a KL, la
mercedes 380 del Traders, con autista, ci accompagna all’International
Airport, 65 km dal centro citta’.

Stavolta, non e’ stata una mia scelta, ma il manager dell’hotel, di sua
iniziativa, ci ha concesso questo privilegio per farsi perdonare un errore del
suo staff ….

 

 

Voliamo con Klm, Kauala Lumpur/Amsterdam/Bologna, poi mitico BMW2, ( in moto

al primo colpo, dopo due mesi sotto la pioggia ed il freddo … ) fino a
Santarcangelo di Romagna.

Fine dei servizi all’altra meta’ del cielo !!! ( Servizio di facchinaggio
compreso, per tutto il viaggio !!! ).

Foto 28
Foto 28

Il mio impulso a viaggiare e’ irrefrenabile, fa parte della natura umana, e’
una passione che divora ed arricchisce allo stesso tempo, come il desiderio
della felicita’. Viaggiare permette di conoscere gli altri, ed attraverso gli
altri, se stessi.

 

Permette di svincolarsi dai lacci dei sistemi sociali, perche’ l’identita’ umana e’ mutevole. Per trovare la liberta’ bisogna uscire

dal sistema e capire altre culture: e’ la possibilita’ di scegliere i modi in
cui dare senso alla propria vita che permette di essere liberi. E’ la liberta’
di credere in se stessi, nei propri sogni e possibilmente, realizzarli.

Ripresa degli allenamenti in preparazione della maratona di Londra, domenica
26 Aprile.

Sei ancora lì ?
Sono stato conciso, no ?!?
At saleut.
Ir.

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Ibiza vale sempre una seconda volta.

di Ivan Fiori

Dopo un anno, ottobre, è ancora la “Isla Blanca” (leggi qui). Nonostante in Italia comincino a cadere le prime foglie dell’autunno, qui l’estate non sembra affatto aver rallentato il suo corso. Ti rendi conto che sta volgendo al termine solo dal fatto che le giornate sono un po’ più corte, e il sole dell’aperitivo è più tiepido di due mesi prima.La Isla Blanca

Mi lascio abbracciare da questo senso di libertà: libertà dall’orologio e dal tempo, dai falsi costumi e dalle false ipocrisie. Libertà dalle nostre spiagge di Romagna, così a noi care quanto arcaiche. Ci sfiniscono in cento metri di spiaggia da correre tutto d’un fiato per bagnarsi i piedi in acqua, e di altri cento per riuscire a trovarne abbastanza per tuffarsi. Schiavi del cemento degli anni 60 e 70 e di un esercito di ombrelloni che non ti fanno neppure intravedere l’orizzonte a pochi metri.

Qui, nell’Isla, il segreto e non aver cambiato nulla, nel non aver regolamentato nulla. Dalle spiagge e zone turistiche del sud, si può evadere trovando pace in una delle quaranta al nord dell’isola.

Durante questa settimana ecco le poche ma chiare leggi che ho imparato:

1- La sangria: quella vera e originale viene servita nei bar e chiringuiti più poveri. Lasciate perdere le zone turistiche, vi rifileranno solo succhi di ananas con un po’ di vino bianco al doppio del prezzo;

La vera Sangria
quella di Cala Ses Bosques

2- Ristorante Pastis: un angolo di Francia rivisitato alla spagnola nel centro di Ibiza a pochi passi dal Teatro Pereyra. Un posto magico, cucina ai massimi livelli, cocktails fantastici, una cucina, a vista, semplice ma ultra efficiente. Due chef….ma che chef!Ristorante PastisIl Bar del Ristorante PastisRistorante Pastis - la carte

3- Ristorante Casa Piedra: sushi e cucina mediterranea. Un piccolo angolo di paradiso vicino al Golf di Cala Llonga. Pochi tavoli e la sensazione di cenare nel giardino di un amico.

4- El Chiringuito: zona spiagge le Salines. Che dire, un angolo di Sanit Tropez, o meglio di Club 55, a Ibiza…..compresi i prezzi.el ChiringuitoBrunch a el Chiringuito

5- un tramonto a Experimental Beach: ci si arriva passando nel bel mezzo delle Saline e si trova questo locale delizioso con tutto il necessario, tavoli, poltrone, lettini e sedie per ammirare il tramonto verso Es Vedrà. Da provare! Experimental Beach

Come non ritornarci!

In moto continuo…..

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Non credevo che andasse a finire così, questa inquietudine, questo prurito, questo formicolìo che mi scorre tutto lungo la schiena fino alla punta della dita, e poi sulle spalle, dietro ancora più dietro….ecco lì.
No, ora non posso, impegni di lavoro magari, budget limitato ora forse non lo so. Devo scappare. Devo fuggire da qua. Devo vedere cosa succede “un po’ più in là”, ….. oltre.
Ho bisogno che qualcuno accanto a me mi parli una lingua che non capisco. Voglio sedermi lì accanto a loro, aprire una bottiglia di vino e ascoltare, ascoltarli e non capirli. Sentire quell’aria diversa, sì, perché mio padre mi diceva sempre “Perché a Parigi c’è un’altra aria”. Ed era vero.
Il mondo è tante Parigi, ci sono tanti tavolonini in quei bar e bistrot che mi stanno aspettando, ovunque, dal Sud America, agli Stati Uniti all’Africa, all’India alla Russia, alla Spagna…..e io voglio trovarli tutti.
Ci arriverò in aereo, in treno, in auto, in bici, passando per fiumi e mari, per foreste o deserti non lo so, ma ci arriverò, e godrò di ogni momento di quel tragitto, di quel viaggio per arrivarci.

Ivan Fiorisolo in moto

Metti due amici in moto dalla Romagna a Saint Tropez passando per il Verdon.

di Ivan Fiori

Non è che ci voglia poi molto, dico a partire, non ci vuole molto. Pieno di benzina, due spicci, un’occhiata al meteo al di là delle Alpi (al di qua ci avremmo pensato poi), un occhiata all’agenda e via.

“Allora ci vediamo alle 8.30 sotto casa tua, già colazionati e partiamo….sei un Grande!!!”. Sarò anche un grande, ma lui alle 8.30 di quel giovedì mattina, sotto casa mia col  caz…che c’era, ma come si suol dire, non avevamo dubbi. “Tranquillo tranquillo, ho un leggero ritardo, dammi mezz’ora.” E quella mezz’ora di quel 18 luglio 2013 divenne un’ora e poi due. Partiamo. Due Bmw, la mia un R1150R e quella di Max con un 1200 GS tutto accessoriato che tra lui e moto sembravano dover fare la Romagna-Rio de Janeiro.

Ivan e Max

Arrivati all’ora del pranzo in autogrill le nubi appaiono all’orizzonte minacciose, e cosi è stato. Nel momento, vicino a Bra in cui decidiamo di uscire dall’autostrada, la pioggia comincia a cadere, piano, forte, poi sempre più forte. Da Castiglione Saluzzo sulla SP8 e SP115 è stato un susseguirsi di curve, di acqua, di acqua e curve. Il mio ottimismo va a farsi benedire quando, arrivati al colle dell’Agnello a 2700 metri di altitudine, con 4 gradi di temperatura, acqua incessante, mi trovo con i piedi che nuotavano negli stivali, e la visiera del mio Shoei Jet prendeva aria, rivolta verso il cielo e le nuvole. Completamente appannata. Gli aghi di pioggia mi pungono come frecce di ghiaccio. Stoico, stanco ma fiero, quasi un eroe.

Max sull'Colle dell'Agnello
Max sull’Colle dell’Agnello

Passiamo il confine e la prima tappa programmata per la notte è Barcelonnette. Barcelonnette è un piccolo comune francese di circa 3 mila anime situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra situato a circa 1.100 metri sul livello del mare.

Consapevoli di un semplice pit stop per la notte, dormiamo in un appartamento presso Résidence de Tourisme la Plancha. Appartamento decoroso, senza troppe pretese, ma a Max non soddisfa: “Come si fa a spendere 50 euro in un posto del genere?! Vai in Turchia o Grecia costerebbe 10 euri…..!!!”, ma la Francia è la Francia.

Cena a Barcelonnette
Cena a Barcelonnette

Messi ad asciugare guanti guantini mutande e para (decidete voi i para), stanchi, e appena rigenerati dalla doccia, decidiamo per un aperitivo e per la cena. Il cielo è ancora chiuso, qualche goccia ancora cade, e la sete di vino abbonda. Nel viale principale di Barcellonette, ci colpisce una piccola taverna. Fossimo in Spagna la definirei Tapas, con delle botti esterne su cui poter appoggiarsi per mangiare e bere qualcosa, in Rue Manuel.

Ordiniamo qualche polpetta, pane e dello Chablis. Mi sento già meglio. IMG_3717

Diamo un’occhiata in giro, e decidiamo di andare a cena in un bel ristorantino nella via parallela. L’Inattendu in place saint Pierre. Ristorante molto carino, tipico francese. Decidiamo per della carne io manzo, Max agnello, e una bella bottiglia di Bordeaux. Cucina ottima, i prezzi adeguati al locale. E’ un bistrot, gestito da due ragazze (tipicamente francesi direi visto il loro distacco ad interloquire). Pane fatto in casa, degna carta dei vini. Ottimo posto.

Passata la notte, durante la quale mi sono divertito a compiere acrobazie e concerti sinfonici a mia insaputa (praticamente a sentire Max ho russato senza limiti!), non senza sforzo, ci carichiamo delle nostre tute motociclistiche e partiamo alla volta del Verdon.

Il cielo la mattina del 19 luglio è ancora incerto, ma lascia intravedere spiragli di sole, e un motociclista non può fare altro che sperare! Causa una gara ciclistica, siamo costretti immediatamente a modificare il nostro percorso all’uscita di Barcelonnette, spostandoci sulla D902. Mai scelta forzata fu più gradita.

Si aprono a noi degli scenari medioevali nel costeggiare il fiume, con curve cieche a ridosso del letto del fiume per poi salire e incontrando piccole baite alpine. La strade sale ancora fino a ricongiungerci a quegli strani soggetti tutti colorati, su due ruote che prendono il nome di ciclisti (questi sono pazzi!). Noi ovviamente li passiamo in tutta tranquillità fino ad arrivare al Colle de la Coyolle a 2.326 metri di altitudine.

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Davanti a noi si apre un paesaggio mozzafiato, il tempo sembra concederci una tregua. Una serie di tornanti di montagna ci aspetta: pane per i nostri denti e asfalto per i nostri pneumatici. Veniamo giù a scheggia (finalmente!), 30 km di strada bellissima, una volta terminati i tornanti si apre, liscia come un biliardo. Arriviamo alle gole di Saint Loius percorrendo la D2202.

Le Gole sono magnifiche. La strada le percorre accarezzandole per un lato. Una terra color “bruciato”. Carminio, violacea a tratti mentre affianchiamo il fiume. Qui una foto è d’obbligo. Colle de la Cayoll

 

ciclista sul Coll de la Cayoll

 

 

 

 

Ci ricolleghiamo alla N202 e dopo circa 60 km arriviamo a Castellane, a ridosso del lago di Verdon,  dove abbiamo programmato una sosta per il pranzo prima di affrontare le gole omonime.

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Procediamo sulla D952, il tempo sembra ancora fare i capricci, ma niente di grave. il paesaggio che porta alle gole è lunare, a tratti irreale. Costoni di roccia calcarea bianca si snodano lungo il letto del fiume Le Verdon, salendo sempre più in alto intervallandosi con un lungo altopiano.

 

Le gole del Verdon formano il più grande canyon d’Europa. Le plasma il fiume Verdon, celebre tra i viaggiatori per il suo incredibile colore smeraldo. Il Verdon e i suoi affluenti hanno scavato nei millenni queste gole suggestive nel calcare dell’Alta Provenza. Lungo il corso del fiume sono state costruite 5 dighe per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica e si sono formati cinque laghi, con spiagge, perfettamente attrezzati per praticarvi ogni sport: Castillon, Chaudanne, Sainte-Croix (il lago di Santa Croce), Quinson e Esparron. La parte più bella è famosa delle gole del Verdon è il Gran Canyon dove in alcuni punti le rocce si elevano a strapiombo, alte oltre 700 metri. La zona è celebre per il clima, le bellezze naturali, i villaggi caratteristici e soprattutto la possibilità di praticare sport all’aria aperta in una cornice naturale spettacolare e indimenticabile.

IMG_3766Le acque color smeraldo del Verdon tracciano questo canyon con apparente calma per risaltare come un lungo serpente. Non mancano nei tratti più vicini alle spiagge i locali attrezzati per pattini d’acqua, canoe ecc….. uno spettacolo. Il giro completo delle gole è di oltre 120 km e trova il suo punto più alto lungo la route des Cretès.

Terminato il giro ad anello, decido di far vedere a Max i campi di lavanda di Valensole così ci dirigiamo verso Riez aggirando il lago de Sainte-Croix. Purtroppo nel periodo di fine luglio è stata tutta quasi tagliata, ne rimangono solo pochi campi ancora in piena fioritura.

Nonostante il tardo periodo i filari di lavanda brulicano di api e di cinesi che sfidano ogni tipo di precauzione medica e non pur di farsi ritrarre con la pianta brulicante di api appunto.

La stanchezza oramai si fa sentire, occorre cercare un posto per la notte e la scelta ricade su Moustiers Sainte Marie.

Moustiers Sainte Marie si trova a oltre 600 m d’altezza ed ha una storia millenaria. Il suo nome deriva da un monastero fondato dai monaci del 432. Pare che i monaci vivessero nelle grotte naturali scavate nel tufo e che fossero molto numerosi e potenti nell’area. Oggi presenta un’architettura caratterizzata da vecchie case decorate a sbalzo, stradine sovrastate da volte ad arcate, vicoli e piazzette e bmw in provenzaancora bastioni e fontane. Un’atmosfera medievale. Un’attività antica che si svolgeva un tempo era la lavorazione dell’argilla, che poi dette origine alla celebre lavorazione della maiolica. Ancora oggi troviamo nel paese moltissimi laboratori e negozi di maiolica.  Di particolare interesse sono la chiesa di Notre Dame del XII secolo; la cappella di Notre Dame de Bouvoir, antico luogo di devozione con magnifica vista sulle vallate e sul lago.

 

Troviamo da dormire in un alberghetto senza infamia e senza lode all’inizio del borgo. Rilassati e lavati cominciamo a pensare sul da farsi per la cena, e qui facciamo lo sbaglio più grosso che un viaggiare può fare: mangiare in un ristorante italiano all’estero. La scelta cade in fatti su un ristorante di questo genere, cucina italiana la chiamano, dal nome tutto toscano (appunto!): Le Da Vinci. il ristorante si trova in viottolo stretto, anzi strettissimo, come stretti sono anche i suoi tavoli e i posti. Il terrazzino all’aperto è minimalista come non mai, ma la fame è così tanta da non fare caso a questi piccoli dettagli. La cucina, italiana (?), lascia molto a desiderare, e quando un piatto di cucina italiana non ti fa venire in mente l’Italia, allora direi che sia meglio metterci una pietra sopra.

La mattina successiva siamo pronti per partire verso il mare direzione Saint Tropez. Riprendiamo la strada del giorno prima e procediamo in direzione sud affiancando il lago de Sainte-Croix sulla D957 e D557 e D10 fino a Lourgues per poi procedere sulla D48 e poi sulla D558. Lasciato il lago ci siamo trovati su una strada bellissima e piuttosto larga fino a Lourgues appunto, mentre altro spettacolo è inziato sulla D558 dove iniziamo a salire l’ultimo colle prima del Mediterraneo.

Viti e ulivi fanno da cornice ad un paesaggio austero dove la strada percorrivele diviene così stretta da non permettere in transito a due autovetture che viaggiano in senso opposto. All’inizio della D558 le case vinicole e le tenute produttrici di vino provenzale, perlopiù bianco e rosato, si sprecano, ma l’odore del mare è forte in questa calda giornata di sole, e badiamo poco ai profumi e molto alla voglia di un bagno nell’acqua della Costa Azzurra. “Scollinato”, dopo curve e curvette, il contachilometri batte quasi 100 km percorsi stamattina. Passiamo i due paeselli più conosciuti prima della baia di arrivo, ovvero Grimaud e Cogolin. Eccolo! Il Mare! direi riconoscibile sia alla vista che dal traffico. Tutto il lungomare fino a Saint Tropez è una fila continua ferma di auto, ma come non sfruttare questo “piccolo” vantaggio che oggi ci concedono i nostri mezzi a due ruote? Non facciamo altro che sorpassare, uno, due, dieci, ventri, cinquanta…..ma quante sono……direzione spiaggia! All’ingresso di Saint Tropez c’è una bellissima indicazione “plage”, basta mettere la freccia a destra e la moto ci arriva da sola praticamente.

Moorea

Anche se sino agli anni ’50 era un semplice villaggio di pescatori, Saint Tropez divenne un luogo di fama internazionale per essere stato lo sfondo di Piace a troppi, il film del 1957 che lanciò Brigitte Bardot come massimo sex symbol europeo, e per la celeberrima canzone Saint-Tropez Twist di Peppino Di Capri. La stessa Brigitte Bardot acquisterà qualche anno più tardi una villa (la famosa Madrague, alla quale si è ispirata la canzone omonima cantata dalla stessa attrice) che costituirà un richiamo per il jet set della Costa Azzurra. (fonte Wikipedia) In oltre, aggiungo io, la leggenda narra che, durante le riprese di quel film, la troupe era locata lungo una spiaggia di Ramatuelle cui gli abitanti del luogo concedevano ospitalità. Ora quel posto si chiama Club 55.

Arriviamo al Moorea Beach, una delle mie spiagge preferite. E’ una delle prime arrivando dal paese. Lasciata la Route des Plages, la strada che conduce alla spiaggia è assolutamente da Paradiso terrestre. Questa corre lungo i filari di vite (che come ben sapete in Francia sono alti una spanna e mezzo!)  pordandoti a sogni celestiali, come quelli di inseguire magari una ragazza tutta nuda che fugge un una bottiglia di vino in mano….ma torniamo alla spiaggia…..sto divagando.

Dopo un chilometro e mezzo si arriva. Dopo un cambio al volo e tolte le nostre tute da moto, firmiamo un fido a perdere per un “ombrella” e due lettini (circa 60 euro) e a questo punto non possiamo fare a meno di ordinare la prima bottiglia di vino rosè provenzale…….ecco direi che stiamo già meglio.

Il sole è splendido, parliamo del Colle dell’Agnello come fosse stata un’avventura di qualche mese fa mentre invece era l’altro ieri….il mare splendido, azzurro. Come poter chiedere di più. Se c’è una cosa sulla quale abbiamo tanto da imparare dai francesi è il servizio turistico. Ora, sessanta euro per stare sdraiati su due asse con un materassino sopra potrà sembrare effettivamente tanto, ma il servizio che ti offrono qua è fuori discussione. Vino, acqua e qualsiasi tipo di drink sotto l’ombrellone, ristorante con oltre 150 posti a sedere, sempre e completamente pieno che sforna una cucina sempre ai massimi livelli. Noi ci siamo deliziati con della tartare di carne, patate, sushi, e ovviamente dell’ottimo vinello rosato provenzale che poi, rigorosamente, ci riaccompagna nuovamente sotto l’ombrella. Sempre piacevole è la sfilata di modelle durante il pranzo in costumi da bagno e abiti (semi abiti direi) da spiaggia dei negozietti presenti nella struttura del Moorea.. Altra cosa, per i compleanni dei bambini arriva direttamente Superman! Tutto stretto nella sua tutina blu, rossa e gialla con mantello, parte la colonna sonora e Superman con la torta e il razzo arriva subito dal piccolo festeggiato. Qua tutto è show! e tutto si paga ovviamente. I prezzi sono alti, ma gli standard qualitativi pure. La spiaggia non è mai morta, la musica al bar (quando dico bar non fatevi venire mente quelle strutture di alluminio e cemento anni 70 che ci sono da noi. Qui ogni cosa viene studiata, disegnata e progettata e poi costruita con materiali e design che rispettino l’ambiente anche nelle forme).

Arriva l’ora dell’aperitivo, la musica si alza, girls and boys coprono le proprie nudità per buttarsi nella calca con un bicchiere di champagne o un mojito. The summer is here!

Consapevoli del fatto che l’albergo prenotato per la notte si trova a Cannes, e quindi a circa una ottantina di chilometri più a est, decidiamo,  purtroppo, di abbandonare le movida e dirigerci verso i paese di Saint Tropez per una passeggiata.

Il sole volgeva oramai alla fase di tramonto, la temperatura era ottima per perdersi nei viottoli del paese. Parcheggiamo le moto a ridosso dei parco dove usualmente si pratica anche il gioco delle bocce in Bd Vasserot di fronte alla Maison Blanc. I nostri abiti, o meglio le nostre tute, non ci permettevano di certo di mimetizzarci tra gli abituè degli aperitivi, ma poco importa. Imbocchiamo la Rue Gambetta, voglio fare vedere a Max un piccolo angolo di paradiso. Arrivati all’incrocio con la rue du Marchè a sinistra la prendiamo. Delle scalinate ci portano nella piccola piazza del mercato, dove sono presenti una enoteca e altri piccoli negozi. La via nel proseguire sotto l’area coperta dai portici che la ricollega al porto, incontra nell’angolo della piazza una piccola chicca del paese. Due mademoiselle che in un piccolo chiosco e due tavolini in metallo, servono fresche ostriche e calici di buon vino provenzale. Tre ostriche e un calice di vino 15 euro. Vi assicuro che da queste parti il prezzo è ottimo. Ostriche

Riprendiamo la rue Gambetta perchè a Saint Tropez non si può non fare un minimo di shopping, e noi avevamo già adocchiato un negozio di bermuda e uno di espadrillas “tropezienne”.

Camminiamo lungo il porto, il tintinnio dei bicchieri che si riempiono di vino stuzzicano la nostra sete, già piuttosto alta, ma noi dobbiamo fare i conti con la stanchezza e soprattutto col fatto che dobbiamo arrivare a Cannes, e nei miei piani la strada da fare non è autostrada. Così mangiamo un panino in un baracchino vino al parcheggio delle moto e ripartiamo. L’aria è calda. Prendiamo l’autostrada, e solo il percorso che da Saint Maxime porta al casello vale il giro in moto. Asfalto perfetto. La strada si inserisce nel tra i massi giganti rocciosi, li accarezza con dolcezza, in mezzo al verde, in mezzo a questa terra rossa e ocra. Dall’autostrada usciamo a St.Raphael e prendiamo il lungo mare direzione Cannes. Volevo percorrere tutto l’ Esterel, passando per la strada che si chiama Corniche d’Or o Corniche de l’Esterel appunto. IMG_3791

L’Esterel è un massiccio di forma ovaleggiante che si protende nel Mar Mediterraneo a mo’ di leggero promontorio. Le sue coste dallo sviluppo frastagliato ed il suo paesaggio relativamente selvaggio offrono una netta soluzione di continuità con le zone densamente urbanizzate di Cannes e Antibes.

Geograficamente il massiccio dell’Esterel è delimitato a SE dal Mediterraneo, a NE dal corso del fiume Argentière e dal golfo della Napoule, a SO dal fiume Argens e dalle città di Fréjus e Saint-Raphaël, nonché a NO dalle prealpi di Provenza. Massima elevazione è il Mont Vinaigre (614 m).  (fonte Wikipedia)

La notte è prossima, le luci dei lampioni e le stelle prendono posto del sole che si nasconde basso dietro l’orizzonte. Percorriamo la strada quasi deserta, abituato al traffico del giorno. Il massiccio dell’Esterel ci osserva, ci bada eretto e vigile alla nostra sinistra con le luci delle case accese sul suo pendio che sembrano tanti occhi che ci osservano con timore quasi reverenziale. Il mare, sulla nostra destra è calmo, un senso di pace di quiete. Uno spettacolo continuo ci porta a passare i paesini su quel tratto di costa. C’è un punto di costa, che è uno dei miei preferiti per fare un bagno, lontano dalla folla e dai turisti. si chiama il Pointe de l’Aiguille, facente parte dell’omonimo parco. Qui vi sono tre piccole spiaggie rocciose, una delle quali raggiungibile solo a nuoto dalla altre due o in barca (anche se qualche avventuriero si prodiga in scalate da spereologo con le havaianas). L’acqua è azzurra, blu, con fondali rocciosi e particolarmente fredda. Da Port de Théoule sur mer a Cannes il tratto è breve. E’ quasi mezzanotte, e il paesaggio è completamente cambiato. Dalla roccia alla spiaggia, piatta. Il traffico delle auto, le code, eccoci arrivati alla promedande di Cannes, con i suoi alberghi, la Croisette, gente ovunque. Ci svegliamo dal torpore e dalla stanchezza. La musica fuori dai locali ci accompagna. 

Ci dirigiamo immediatamente al nostro albergo al Park & Suites Elegance Le Cannet.

Un albergo moderno, pulito con camere spaziose, aria condizionata, in una posizione direi buona (zona Le Cannet) ad un prezzo veramente valido. 90 euro la camera per la notte compresa la colazione e garage per le moto. Assente il frigobar.

Purtroppo la stanchezza ha preso il sopravvento quella sera, anche se i nostri intenti bellicosi di buttarci sulla Croisette erano alti, abbiamo terminato così la serata, accasciati sul letto.

L’indomani siamo ripartiti alla volta dell’Italia, purtroppo. Non so perchè, ma quando ripasso il confine a Ventimiglia il paesaggio cambia, si intristisce. Sarà forse che preferisco i cartelli stradali blu anzichè verdi? Sarà che gli autogrill italiani sono così tristi e la benzina in Italia è così cara? Sarà il clima? Non lo so, ma presto tornerò da queste parti.