MasterChef 3 è giunto alla fine, e i miei giovedì sera torneranno quelli di prima.

 

i Giudici
i Giudici

di Ivan Fiori

Anche per questo anno MasterChef Italia ci lascia, con qualche critica inaspettata a dir la verità.  L’edizione 2014 ha portato la novità della diretta per la premiazione andando a scombinare una formula già sperimentata e vincente. 

Il successo di MasterChef è sempre stato basato su ritmo, inventiva, battute forse studiate e provate tanto bene da sembrare spontanee. I dieci minuti della diretta hanno sconvolto tutto, andando a rompere tensione e  pathos sia degli spettatori che dei concorrenti, e perché no quello dei giudici. Voci fuori campo, musiche e colonne sonore sormontate dal “ciacariccio” del pubblico e della regia. Concorrenti e finalisti che non sapevano neppure posizionarsi sul palco, una apertura della busta che ha rasentato il ridicolo.

Dico peccato. Perché a me la terza edizione è piaciuta tantissimo, persino il logorroico piangere della Rachida, le poesie di Alberto (come dimenticarmi(?) del suo Amore finito e mai cominciato con quella donna che incontrava sotto la pioggia e poi spariva su per le scale: “Forse era sposata.”). Mi ricorderò sicuramente delle trasferte di cucina in brigata a Marrakech (che spettacolo!), a Napoli e di quella a Comacchio e in Maremma. Tante le cose da ricordare, ma quei dieci minuti potevano rovinare il tutto, tutto quell’armonia tra finzione e realtà, riportando il tutto su un piano reale di scontentezza generatore di un effetto soporifero pari solo ai finali dei peggiori Festival di Sanremo.

Addio quindi, miei cari Giudici. Lo dico con sincera malinconia. I miei giovedì sera quindi dovranno cercare un nuovo  una nuova “musa televisiva”, ma sarà solo un succedaneo al Vostro ritorno.

Addio Joe, anzi, arrivederci.