I 5 Film che mi fanno venire voglia di aprire una bottiglia di Vino

di Ivan Fiori

Ci sono film che per contesto, attori e musica, tutte le volte che li vedo, ritorna in me una gran voglia di scendere in cantina ed aprirmi una bottiglia di buon vino. Adoro questi film, mi rilassano e oltre che al vino risvegliano in me la voglia di un nuovo viaggio.

Purtroppo devo constatare che i film italiani che “mi fanno venire voglia di bere” sono veramente pochi, anzi, uno…….

1- Vicky, Cristina e Barcellona.

Uno spericolato e “irresistibile” Javier Bardem coinvolto nel gioco di Donne di Penelope Cruz, Scarlet Johansson, Rebecca Hall. Un gioco dove la passione e il Piacere travolgono, rivitalizzano e uccidono tutto. Il vino rosso e la musica di chitarra classica spagnola sempre protagonisti. Regia di Woody Allen.

 

 

2- Un’ Ottima Annata

Russel Crowe, broker inglese di successo, si ritrova ad ereditare uno chateaux in Provenza. La passione verso Marion Cottiard e il vino francese gli faranno cambiare vita, passando dalla Borsa alla vigna. Regia di Ridley Scott.

 

3- Cena fra Amici

Ancora in Francia. Parigi. Vecchi amici del liceo e d’infanzia si ritrovano per una cena a casa di uno di loro. Chi imprenditore di successo, chi professore universitario, chi con sogni da realizzare chi mai sbocciato. Il vino, sempre al centro della tavola, accompagna tutto il film, film che si svolge interamente nella casa di Pier ed Elisabeth.

 

4- The Dreamers.

Parigi. Bernardo Bertolucci. Un binomio che non può essere indifferente. Fine anni sessanta, clima del Sessantotto francese, rivoluzione studentesca. Cosa c’entra il vino direte voi. Il vino  è sempre protagonista nelle case dei francesi, e buona parte del film è ambientato nella casa di Theo e Isabelle.

 

5- Le fate Ignoranti

Ferzan Özpetek gira un capolavoro. Un film di Amicizia, Amore e Passione, e come in ogni suo film non può mancare una tavola imbandita.

“Viva la libertà”, viva il buon cinema

viva la libertà

Proprio nei giorni in cui siamo ad applaudire il capolavoro di Sorrentino “la Grande Bellezza”, ecco un altro capolavoro, di Roberto Andò, “Viva la libertà” con quel Toni Servillo che vidi ed ammirai per la prima volta in “Gomorra”.
Una musica che apre e chiude il film come quella della Forza del Destino di Giuseppe Verdi, una voce presente, potente e profonda come quella di Toni Servillo, una presenza scenica che ricorda pochi grandi attori del firmamento cinematografico mondiale. Servillo è un immenso attore di teatro e si vede. E’ lui oggi la Star su cui il cinema italiano punta e deve puntare.

La trama è piuttosto semplice e quanto mai già vista in altri film anche stranieri (e opere teatrali): un sosia del protagonista principale prende il suo posto. Il protagonista è Enrico Olivieri, onorevole e capo del maggior partito italiano di opposizione. Stanco, esausto e forse incapace di poter essere quella guida cui il partito e gli elettori gli chiedono, decide di sparire e si rifugia a Parigi ospite di una sua vecchia fiamma di gioventù, ora sposata un un famoso regista di film, che decide di ospitarlo. Nel frattempo, a Roma, tutti chiedono di Olivieri, i dirigenti del partito, i giornali, insomma, la vita politica quotidiana. Al sig. Andrea, il “portaborse” (Valerio Mastandrea) e portavoce del suddetto onorevole, viene un’idea: per non far cadere il partito nel buio assoluto dell’opinione pubblica e non, decide di sostituirlo con fratello gemello di Enrico, ovvero Giovanni. Giovanni è il fratello gemello, identica copia (sempre interpretato da Servillo ovviamente), che è mentalmente instabile, uscito da un manicomio tanto che lo stesso Giovanni si definisce pazzo. Giovanni entra a pieno nella vita di Enrico, in casa sua e nelle sue amicizie (i politici non anno amici). L’Effetto che egli ha è forte per quanto devastante, tanto da far dire allo stesso Andrea che oggi come oggi lo voterebbe. Giovanni è uno scrittore e parla spesso per aforismi e frasi fatte da opere della letteratura, tanto da presentarsi all’assemblea del partito urlando: “io sono qui perché domani non si dica che i tempi sono oscuri perché loro hanno taciuto!” e conquista subito la folla. Nel frattempo Enrico ritrova un’altra vita, forse la vita che aveva perso, riscopre i piaceri carnali e forse l’amore. Capisce che quello che stava vivendo non era vita. Il partito, con Giovanni Olivieri alla sua testa e front man, vola nei sondaggi, al congresso in piazza, una piazza mai così piena, ottiene una vera e propria ovazione citando Brecht:

“Dici: per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha travolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua”.

Ma tutto torna, disse qualcuno. Giovanni non si sente al suo posto, forse capisce che è un diamante grezzo in un mondo che non lo merita e forse è proprio per questo motivo che ha così tanto successo, perché non parla politichese e arriva e scalda i cuori della gente.
Anche Enrico non si trova a suo agio. Capisce che non può vivere oggi gli anni passati, non può essere ciò oggi ciò che non è stato da giovane. Giovanni sparisce, Enrico torna. Ma ora chi c’è a capo del partito? Enrico o Giovanni? Chissà.

“Essere o non essere questo è il problema. E’ meglio esserci come se fossimo già spariti o sparire del tutto per tornare ad essere?”

Forse ci vuole un pazzo come politico oggi per arrivare al cuore della gente, perché orami la gente è stanca e non crede più. La libertà di essere se stessi, senza rendere conto e non aver paura di niente e nessuno. Senza nascondersi a casa propria per fare una carriola “pirandelliana” con la propria cagnolina.
L’ironia cala nella politica con leggerezza, ma con forza e con vigore.

“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino.” (Bukowski)