Deliquio: i pittori Leonardo Blanco, Giovanni Lombardini e Franco Pozzi in mostra a Rimini

 

Blanco
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Deliquio: Oscuramento passeggero della coscienza, accompagnato da senso di vertigine, obnubilamento della vista, indebolimento dell’azione cardiaca, fino all’abbandono completo del corpo. (fonte treccani.it)

Deliquio è anche il nome della mostra che Rimini ospitrà dal 7 marzo al primo maggio al FAR/Fabbrica Arte Rimini in piazza Cavour degli artisti “romagnoli” Leonardo Blanco, Giovanni Lombardini e Franco Pozzi.IMG_0053

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Abbandonarsi tra le pareti espositive di questi saloni non affatto difficile. Un viaggio a metà tra il fisico e il metafisico, colpi di luce e schizzi di vernice su lamine di alluminio e di formica.

L’arte si evolve, cambia, trasmuta verso un esoterismo interiore. La potenza delle opere è spiazzante. Il linguaggio artistico utilizzato è potente, assoluto e piacevolmente ridondante.

Sino al 30 marzo 2015 la Libreria Riminese di Mirco Pecci (P.tta Gregorio da Rimini, 13 – Rimini – Tel. 0541 26417 – info@libreriariminese.it) in contemporanea alla mostra Deliquio alla Far esporrà alcune opere di Leonardo Blanco, Giovanni Lombardini, Franco Pozzi.

Da non perdere.

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Sono andato al Louvre di Senigallia…..ed ho visto la luce.

di Ivan Fiori

Quando hai trascorso la maggior parte dei tuoi week end al “Museo Civico” del tuo paese e poi un bel sabato ti ritrovi al Louvre senza neppure prendere l’aereo, bhè vi garantisco che lo sbalzo è notevole.
Così mi è capitato tutto questo qualche settemana fa, all’alba dei miei quarantun anni, che faccio rotta per Senigallia. Senigallia, paese di pescatori e ristoratori, e quindi di artisti. Sì perché gli artisti qua sono due. Uno si è stabilito a ridosso del canale, l’altro qualche chilometro da lì poco distante a ridosso della spiaggia.
Il “Louvre di Senigallia” lo definisco io, che volge dal lato opposto della strada di quella Madonnina che i pescatori venerano.
Mai come quest’ultima volta l’artista Moreno Cedroni mi ha stregato nelle sale del suo atelier, la Madonnina del Pescatore, in quella ricerca continua di stupire, e mai come questa volta ho appreso e capito la sua arte.
Perché l’istinto e la cultura verso l’arte va educata, preparata, raffinata.

La Madonnina del Pescatore
La Madonnina del Pescatore

Mai come questa volta sto stato avvinto, rapito e avvolto da una sorte di sindrome di Stendhal. Mi sono ritrovato tra le sue spire, tra i suoi colori, tra i suoi sapori.
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LA Madonnina del Pescatore
LA Madonnina del Pescatore

I piatti sono veri capolavori d’arte contemporanea, che passano da un Picasso a un Chagall per poi voltare e strizzare l’occhio a Mirò.
Creazioni
Creazioni

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Il pesce, questa materia prima così ricca e pregiata, viene lavorata con lo stessa passione e con la stessa ricerca del vero artista. Nulla è scontato, ma espressione del proprio creatore, vera e propria materializzazione della propria anima e della propria creatività.

La cucina di Cedroni
La cucina di Cedroni

I famosi “cucchiai” di crudo. Ognuno abbinati alla propria salsa. Queste salse, quella gialla e quella rosa….sono colori che fanno da contorno ai suoi piatti, schizzi di pennello su delle tele di ceramica.
Io di pasta ne ho sempre mangiata tanta, da buon romagnolo, ma i suoi cappellacci (o tortelli), con il formaggio fuso che ti esplodono in bocca, da chiudere in finale con della carne di manzo cruda…..un sogno.
After Brunch
Ora, Chef Moreno Cedroni non ha bisogno di alcuna pubblicità, tanto meno della mia, ma quello che ho voluto raccontare è il fatto che mai come oggi ho capito che c’è un tempo per tutto, un tempo per la piada con la nutella, un tempo per la lasagna al ragù, un tempo per l’hamburger, e un tempo per la Madonnina del Pescatore.
Anche in Italia quindi abbiamo un nostro Louvre, ma a dispetto dell’originale francese, dove si respirano epoche passate, qui l’arte è in continua evoluzione.

Chef Cedroni, grazie per avermi mostrato la luce.

Basta cambio Vita n. 2: Claudio Silighini si racconta

di Ivan Fiori

Basta Cambio Vita oggi racconta di un altro “Eroe” che ha seguito il proprio istinto, la propria passione lasciando la propria azienda per avventurarsi nel mondo della fotografia professionale. Claudio Silighini, milanese di nascita, romagnolo di adozione. Ha deciso di non seguire la corrente, perché qualcosa bussava dentro, e non lo faceva più dormire.
Conosco Claudio per caso, su Facebook. Sapete come funzionano queste cose, amico di amici, che conoscono altri amici ….. e rimango colpito dalle sue fotografie. Così gli chiedo di incontrarci, per prendere un caffè, e lui mi racconta che ha deciso di abbandonare la propria attività imprenditoriale e rimettersi completamente in gioco….ancora una volta.

Ecco la sua intervista.

Chi è Claudio Silighini? Come nasci imprenditore?

Claudio è un ragazzone di quasi 50 anni ma con ancora la capacità di stupirsi e di stupire! Scherzi a parte diciamo che son diventato imprenditore una quindicina di anni fa, dopo svariate esperienze per conto di grandi aziende, in un mondo completamente diverso – quello del wellness –da quello che vivo attualmente. Più che un mondo un mercato, un mercato e basta (!). La fatografia invece è un’altra cosa, è una forma d’arte, una forma di espressione, come la scrittura.

Come nasce la tua passione per la fotografia? Perchè la fotografia?

Bhè, ci credete ai miracoli? Un giorno sentito l’”ispirazione”, come quelle persone che improvvisamente si sentono pervase e chiamate a seguire un obbiettivo che fino a qualche ora prima ritenevano impensabile o comunque lontanissimo dal loro vivere. Il perché la fotografia e non la musica o la scultura non saprei dirlo: del resto c’è chi abbraccia la religione induista o altre forme di spiritualità senza un solo perché. Ecco, a me è accaduta una cosa simile.

Quando hai deciso di acquistare la tua prima macchina fotografica?

Sette anni fa son tornato a Milano, mia città d’origine, ho comprato una Leika e son partito per il Messico. E’ iniziato tutto così. A Cancun, invitato ad un party da un amico argentino che aveva un’agenzia di cui facevano parte le più richieste modelle del Sud America, dopo un po’ ho lasciato la compagnia per infilarmi in un taxi e assieme abbiamo girato le zone periferiche, tra le più pericolose dell’intero Messico, dove i cartelli della coca dettano legge. Io con la mia macchina nascosta dentro al giubbotto ho preferito riprendere uno spaccato di vita vera e questo mi ha dato una sensazione indimenticabile, che ancora muove le mie scelte.

soldati dell'Idf in un cimitero palestinese a Hebron.
soldati dell’Idf in un cimitero palestinese a Hebron.

Da cosa è nato il tuo Cambio Vita? Come hai deciso? Stavi male? La tua famiglia cosa ne ha pensato?

Stavo attraversando la classica crisi di mezz’età o forse era altro, ancora non l’ho capito bene, ma certamente ho vissuto un periodo tormentato. Non trovavo più soddisfazione né stimoli nel fare quel che avevo fatto sino a quel momento. Certamente non ero in gran forma. Alle persone più distanti da me si dipingeva un sorrisino di comprensibile scetticismo sulle labbra. Coloro che mi volevano bene erano pronti a tutto pur di vedermi sereno ed hanno avuto fiducia nella possibile evoluzione di quello che è iniziato come un gioco appassionante e che ora è la mia nuova professione.

Quali e quante difficoltà hai incontrato inizialmente?

Vi garantisco che non è facile reinventarsi fotografo senza una specifica storia alle spalle. Inizialmente ho dovuto fare i conti con lo scetticismo di cui sopra ma la maggior difficoltà è stata quella di trovare visibilità, farsi conoscere. Poi confidavo di poterli convincere con la bontà dei miei scatti, come poi fortunatamente è accaduto. Diciamo che per uscire dall’impasse iniziale ha giocato un ruolo fondamentale Facebook, che è stata una formidabile vetrina virtuale per i miei lavori.”

bambina gitana
bambina gitana

Quali tipi di foto prediligi?

Come fotografo nasco fotoreporter, forse anche per la genesi della mia passione direi senz’altro che lo scatto di reportage è quello maggiormente nelle mie corde. Amo anche i ritratti naturalmente, insomma tutti gli scatti in cui ci sia la possibilità di cogliere qualcosa o di rendere qualcosa a ciò che si ritrae.
Lo still life per me è più una devozione, uno strumento di lavoro: un professionista deve anche saper dare il meglio di sé laddove non si senta particolarmente ispirato.

Nella tua “attività” professionale, che tipo di soggetti hai?

Dalla rivista di interni, agli scatti di moda senza disdegnare quel che ai più potrà sembrare uno svilimento, ovvero i reportage dal mondo della notte. Nati quasi per scherzo in una discoteca romagnola dopo un anno e mezzo continuano ad essere un appuntamento molto seguito e dal quale ricaverò presto una mostra. Mi piace ricordare però un reportage commissionatomi da un Tour Operator che opera sulla Via della Seta, che mi ha portato prima nella zona del Kurdistan e in un prossimo futuro mi vedrà in Iran.

ritratto moda

La fotografia è Arte?

Sicuramente, ma io non mi sento un artista ma un operatore. Lascio le forme d’arte a quelli bravi davvero.

Colore o B&W?

Non ho preferenze particolari per quanto riguarda la scelta tra colore e bianco-nero. Sarebbe come dire che una donna è meglio bionda o bruna. Io scelgo entrambe! No?!
Lo scatto in bianco e nero è uno scatto “furbo”, in fondo l’occhio vede a colori, no? Non nascondo però che il B&W in alcune situazioni sia molto evocativo, assolutamente più indicato che il colore. Insomma hanno ragione di esistere entrambi.

Quindi, Fotografia come Piacere o Lavoro?

La fotografia è qualcosa che ti prende dentro, che mi è nata dentro. La fortuna di svolgere una professione che ti piace così tanto e che è quello che ami fare è impagabile. Non riuscirei a girare ogni giorno senza la mia Ricoh: piccola, veloce, affidabile.

Pensi che in Italia i fotografi siano considerati adeguatamente da clienti e pubblico?

Ti rispondo se prometti di non chiamarmi più “artista”! Diciamo che negli ultimi anni la massificazione della figura del fotografo, ormai basta uno smart phone ed un social network per improvvisarsi tale, ha un po’ inquinato quello che era e resta un mestiere serio, difficile ed elitario. Come conseguenza, da parte di tanti c’è la tendenza a sottovalutare l’impegno necessario a realizzare lavori di qualità, in una sorta di rincorsa al ribasso che deprezza anche chi commissiona i lavori. Certo che in un contesto come questo i professionisti veri si notano subito.ritratto modo

Sei favorevole o contrario alla post-produzione, il tanto vituperato foto-ritocco?

Siamo nel 2014 e non si gira più in carrozza a cavallo. Io sono un amante della tecnologia e ritengo che comunque essa sia uno strumento: non dà – per fortuna – la possibilità di tramutare magicamente uno scatto osceno in un capolavoro. Diciamo che è un tecnica parallela alla fotografia: ci son dei lavori di post-produzione di altissimo livello.

Claudio, cosa farai da Grande? Quali saranno i tuoi progetti per il futuro?

Ho parecchie idee che stanno per diventare autentici progetti. In cima alla lista dei desideri metto un paio di lavori di foto-giornalismo all’estero, la mostra della notte che è già in rampa di lancio ed il viaggio in Iran. Fatemi gli auguri!

Il telefono squilla di nuovo, “devo andare, ho un set da preparare.”