Un salto a Marrakech

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di Ivan Fiori

 

A volte sembra che per spingerci verso un posto diverso dal solito si debba per forza scalare a piedi qualche impervia montagna oppure pregare qualche dea bendata che ci aiuti nella scelta. Bhè, in un periodo come in primavera, una scelta azzeccatata e che non costa tanta fatica, né in termini di tempo né in termini economici è Marrakech.
La “Città Rossa” è una meta ideale per trascorrere tre o quattro giorni di assoluto relax, per perdersi nelle sue vie che vi corrono e girano a labirinto, per fare dello shopping nel souq, abbandonarsi a reciproche effusioni e carezze in una hammam, degustare un buon the berbero alla menta. Marrakech2015.36
Perché ci sono andato io? Per bere un gintonic e respirare l’odore di quel colonialismo francese, che ancora oggi vive e traspira nei locali delle Ville Nouvelle di Marrakech.

L’arrivo a Marrakech è forte. Forte come i suoi colori, i suoi odori. Forte come il suo vento primaverile che soffia da est e buca dall’Atlante. Dall’aeroporto entrando nella Medina per giungere al riad, il tassista ha dovuto fare tanta attenzione per non disarcionare qualcuno. Sono tutti lì, nel bel mezzo delle strade, dei vicoli che si snodano verso il centro. Alla vostra destra squarciatori di suini, alla vostra sinistra svisceratori di pesci appena pescati. Altro che se l’impatto è forte!

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Percorrendo a piedi una di queste vie, perso in chissà quale parte della città (sembrano tutti uguali), suono il campanello del Riad El Loune pensando di aver sbagliato indirizzo e entrare a casa di qualche marocchino. Una volta dentro il clima cambia totalmente. I rumori, il caos, i squarciato di serpenti e di suini sono rimasti fuori. Qui regna la calma, la tranquillità e vengo accolto con un delizioso the berbero alla menta.

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Dunque, la città di Marrakech è praticamente divisa in due: la Marrakesh autentica, quella della Medina, dei souq, della Piazza Jemaa el-Fna, quella dei Minareti. Poi l’altra Marrakesh, quella europea, la Ville Nouvelle, quella con i negozi di Luis Vuitton, di Chanel, quella con i Bentley e tutti i vizi possibili. Ora a voi la scelta.

Personalmente, adoro perdermi negli odori delle spezie della Medina, attraversare la piazza Jemaa el-Fna e “evitare” i suoi saltimbanchi. Qui le luci del tramonto e le sue musiche sono uniche.

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Quando si tratta di mangiare, amo raggiungere uno dei miei posti preferiti, il Gran cafè de la Poste. Si trova all’interno della Ville Nouvelle, ai bordi della Ave Mohammed V. Un posto magico, dove ancora si respira l’aria del colonialismo francese di cui parlavo, quell’arredamento della Belle Epoque. Menù che guarda all’Europa, con Caesar Salad e altre insalate, uova e prosciutto, pane e burro. Carta dei vini ben fornita con vini francesi e marocchini (non sapevo che in un paese mussulmano si coltivassero viti). Prezzi decisamente alti, ma a volte bisogna lasciarsi rapire dalle atmosfere.

Gran Cafè de la Poste
Gran Cafè de la Poste

Un altro dei miei posti preferiti, sempre nella Ville Nouvelle, si trova all’hotel La Mamounia. La Mamounia è il primo hotel a cinque stelle di Marrakech, e vi assicuro che le cinque stelle non bastano. Hotel con Casinò e due bar da antologia: il Bar Italien, che si trova all’ingresso del padio, con zona fumatori e non fumatori, moquette rossa, legno scuro alle pareti, pelle rossa, rossi soffuse, bancone meraviglioso. E il Churchill Bar, più raccolto, con la stessa filosofia che rispecchia i grandi bar newyorkesi e londinesi. Io, #nonhomaibevutosolopersete, e quindi ho deciso di abbandonarmi ad queste “coccole” e da questi profumi dell’alcool, così ho provato il gintonic. Buono l’assortimento dei gin, si va dal noto Hendrik’s e GiVine ad altri gin botanici, meno buon l’assortimento delle toniche. Qui la schweppes la fa da padrona. Non condivido personamelte molto il modo di prepazione del loro gintonic, ovvero mettendo il giaccio alla fine. Prezzo? 28 euro cadauno. Azzzz…..

Churchill Bar
Churchill Bar

Churchill Bar
Churchill Bar

Camminando tra le vie della Medina, uno dei posti che più ho apprezzato è il ristorante Latitude31. Non è il classico ristorante marocchino. Esso si presta prettamente come locale “esterno”, con tavoli e sedie disposisti nel giardino di questo “riad”. Sembra che i proprietari del locale, anziché  ristrutturare un immobile ad albergo abbiano optato per adibirlo a ristorante, con ottimi risutati. Qui l’alcool è bandito, ma vi potete concedere degli ottimi drink analcolici. Ottima la cucina, con piatti marocchini ed europei rivisitati. Da provare i “Gaspachi” dello chef, la tajine di pollo al curry con albicocche, prugne e mandorle.

Per l’aperitivo, un ottimo posto è rappresentato dal Cafè Arabe. Bellissimo il terrazzo dove abbandonarsi tra i divani e bere un buon bicchiere di vino bianco marocchino, ma francamente lascerei perdere la cucina.

Marrakech è la città del relax, dell’ozio, del “dolce far niente”. Perché allora non concedersi un’Hammam. Ne esistono molti ottimi di tipo pubblico, dove sicuramente è meglio lasciare il proprio portafogli in albergo. Altre note sono NON pubbliche. Una delle più note è l’ Eritage.

Personalemente preferisco lasciarmi fuori dal descrivere posti di interesse storico, tutte le guide su Marrakech in merito sono molto esaurienti. Una menzione particolare a parer mio ce l’ha la casa di Yves Saint Laurent, ovvero Jardin Majorelle. Nel 1964 YSL e il suo compagno Pierre Bergè acquistarono questa casa blu elettrico e il suo giardino per preservare la visione del suo proprietario originario, Jacques Majorelle e in seguito la aprirono al pubblico.

Jardin Majorelle
Jardin Majorelle

Jardin Majorelle
Jardin Majorelle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se avete più tre notti, allora sicuramente potete vedere di fare un escursione, come per esempio ad Essaouira. Ci vogliono circa tre ore di macchina per giungere da Marrakech a questa  piccola città fortificata sull’oceano Atlantico. Luogo meta di surfisti, visto il vento forte che si abbatte su queste coste, Essaouira ha un centro tipico marocchino, con le sue vie strette e contorte animate dal mercato del pesce e delle spezie. La fortezza di Essaoura è stata anche protagonista nel film Le Crociate di Riddley Scott.

Essaouira
Essaouira

Da Marrakech, spingendosi invece verso est verso il deserto svalutando per le montagne più alte d’Africa ovvero l’Atlante attraverso il passo di Tizi n’Tichka (2.260m) si arriva alla porta del Sahara, Ouarzazate. Famosa anche per gli Studios cinematografici (ricordo tra gli altri il film Il Gladiatore di Riddley Scott e il The nel Deserto di Bernardo Bertolucci), una menzione la voglio fare per la Kasbah Des Sables. Ristorante che trova dietro le mura delle città vecchia, opera di Brigitte Babolat, un posto da Mille e una Notte, dove è possibile pranzare o cenare a bordo di una piscina interna, rilassandosi tra i tappeti e divani, ascoltando l’acqua delle fontanelle.

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kasbah des Sables
kasbah des Sables

 

 

 

 

 

 

 

Da qui, avendo altri due giorni si potrebbe volgere verso il Sahara, verso le dune di sabbia, ma questo sarà un altro racconto.

 

 

 

 

 

 

 

Marrakech io #nonhomaibevutosolopersete qui:

Pranzo:

Grand Cafè de la Poste: cucina francese, vini francesi e marocchini. Da provare anche per l’aperitivo. Prezzi medio alti.

Latitude31: cucina marocchina rivisitata. Bellissimo il patio interno. Buoni i drink analcolici.

 

Aperitivo:

Churchill Bar: presso Hotel Mamounia. “Parigi val bene una Messa!”. Tappa obbligata per gli amanti dei buoni drink e per un po’ di piano bar a suon di jazz.

Bar Italien: presso Hotel Mamounia. Vedi sopra.

Cafè Arabe. Bellissimo il terrazzo all’interno della Medina, abbandonarsi tra i divani con un buon bicchiere di vino marocchino.

 

Cena:

L’Annexe: cucina francese, buona carta dei vini. Da provare.

La Maison Arabe: un must per la cucina marocchina.

Jad Mahal: lounge club e disco. Cenare mentre le ballerine si adoperano nella danza del ventre è veramente affascinante. Dopo mezzanotte poi comincia la rumba! Da provare.

 

Dormire:

Riad El Loune: 77, Derb el Kadi | Azbezt, Marrakech;

Riad El Cadi:  87 Derb Moulay Abdelkader | Dabachi, Marrakech;

Riad El Miria: Ouahat Sidi Brahim, Marrakech

 

Shopping:

Non sono un amante dello shopping a tutti i costi, ma questo posto merita un’ attenzione particolare:

Mustapha Blaoui, 144 Arset Aouzale: un negozio meraviglioso che si snoda su tre piani. Tappeti, lampade, mobili, qualsiasi oggetto per la casa cerchiate dovete passare di qua.

 

 

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Ibiza vale sempre una seconda volta.

di Ivan Fiori

Dopo un anno, ottobre, è ancora la “Isla Blanca” (leggi qui). Nonostante in Italia comincino a cadere le prime foglie dell’autunno, qui l’estate non sembra affatto aver rallentato il suo corso. Ti rendi conto che sta volgendo al termine solo dal fatto che le giornate sono un po’ più corte, e il sole dell’aperitivo è più tiepido di due mesi prima.La Isla Blanca

Mi lascio abbracciare da questo senso di libertà: libertà dall’orologio e dal tempo, dai falsi costumi e dalle false ipocrisie. Libertà dalle nostre spiagge di Romagna, così a noi care quanto arcaiche. Ci sfiniscono in cento metri di spiaggia da correre tutto d’un fiato per bagnarsi i piedi in acqua, e di altri cento per riuscire a trovarne abbastanza per tuffarsi. Schiavi del cemento degli anni 60 e 70 e di un esercito di ombrelloni che non ti fanno neppure intravedere l’orizzonte a pochi metri.

Qui, nell’Isla, il segreto e non aver cambiato nulla, nel non aver regolamentato nulla. Dalle spiagge e zone turistiche del sud, si può evadere trovando pace in una delle quaranta al nord dell’isola.

Durante questa settimana ecco le poche ma chiare leggi che ho imparato:

1- La sangria: quella vera e originale viene servita nei bar e chiringuiti più poveri. Lasciate perdere le zone turistiche, vi rifileranno solo succhi di ananas con un po’ di vino bianco al doppio del prezzo;

La vera Sangria
quella di Cala Ses Bosques

2- Ristorante Pastis: un angolo di Francia rivisitato alla spagnola nel centro di Ibiza a pochi passi dal Teatro Pereyra. Un posto magico, cucina ai massimi livelli, cocktails fantastici, una cucina, a vista, semplice ma ultra efficiente. Due chef….ma che chef!Ristorante PastisIl Bar del Ristorante PastisRistorante Pastis - la carte

3- Ristorante Casa Piedra: sushi e cucina mediterranea. Un piccolo angolo di paradiso vicino al Golf di Cala Llonga. Pochi tavoli e la sensazione di cenare nel giardino di un amico.

4- El Chiringuito: zona spiagge le Salines. Che dire, un angolo di Sanit Tropez, o meglio di Club 55, a Ibiza…..compresi i prezzi.el ChiringuitoBrunch a el Chiringuito

5- un tramonto a Experimental Beach: ci si arriva passando nel bel mezzo delle Saline e si trova questo locale delizioso con tutto il necessario, tavoli, poltrone, lettini e sedie per ammirare il tramonto verso Es Vedrà. Da provare! Experimental Beach

Come non ritornarci!

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“Non ho mai bevuto solo per sete” su Turisti Per Caso!

Sul n.72 di Turisti per Caso speciale Estate 2014, è stato pubblicato il mio racconto di me e Max “Metti due Amici in moto dalla Romagna a Saint Tropez passando per il Verdon”.

Se vi siete persi il numero di Turisti per Caso ordinatelo!

Mentre il racconto lo potete leggere anche qui.

Turisti per Caso
Turisti per Caso

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400 km di curve, dalla Valmarecchia al cuore della Toscana

di Ivan Fiori

Le prime calde giornate di fine primavera, quelle così calde che sembra uno inizio di estate prematura, e ti viene voglia di lasciare tutto lì, esattamente come si trova, cercando qualcosa, un’uscita, una strada e cerchi di dargliela su.

Allora scaldi la tua “Signorina”, il mio BMW R1150R, e speri in una forza celeste che quelle cose che lasci lì magari subiscano una evoluzione, una spinta nello cadere, nel morire o quanto meno nel cessare di sopravvivere……e parti. Ti infili due protezioni, due guanti un casco….parti che non sei neppure colazionato perché anche questa è una scusa, la scusa di fermarti a Novafeltria al tuo caffè preferito, il Caffè Gran Italia. Non hai fretta, l’importante è arrivare per pranzo, in Toscana, o meglio nel Chianti. Tanto un posto dove mangiare della ciccia lo trovo.

L’aria è la migliore che si possa provare, quella calda che però non ti soffoca, ma che ti tiene compagnia ed esalta i profumi dei fiori e delle piante lungo i fossi e sui pendii delle colline che vengono solcate dalla strada della Valmarecchia e del Montefeltro.
La sento calda la mia Signoria, le do sù come una matta a questa bestiola. Che voglia che avevo di due curve, stanco della monotonìa di tutti i giorni in quei rettilinei tutti uguali da quando ti svegli a quando ti addormenti (o speri di addormentarti). Viamaggio poi direzione Pieve Santo Stefano per la mia salita preferita, quella che porta a Chiusi La Verna. Un’asfalto così perfetto che ti ci puoi dormire e arrotolare sopra, i bordi delle curve sembrano quelle del circuito di Santa Monica. Non c’è nessuno, e la mia Signorina mi porta su, su su…la butto giù e la tiro su. Lei si fa fare tutto da me, come una donna e un’amante perfetta.
Bibbiena, svolto per Rassina per prendere la salita di Crocina che passa per Talla. Che idea meravigliosa ho avuto. Non c’è un anima viva, e il caldo è ancora più forte. San Giustino Vald’Arno, Figline, Terranuova e poi Montevarchi. Il caos dei colletti bianchi che escono tipo saldatini verso il rancio non mi tocca e vado verso Gaiole in Chianti.
Ecco, la zona del Chianti, i filari su quelle pezzi di terreno verdi, le antiche tenute.
Pochi chilometri prima dell’arrivo a Gaiole arrivo all’incrocio per Badia a Coltibuono, nella antica abbazia alcuni miei colleghi di ruote mi dicono che c’è un ristoranteniente male…..e noi, io la mia Signorina lo proviamo.

Abbazia di Badia a Coltibuono
Abbazia di Badia a Coltibuono

Sono le 13.00. Sono in filino stanco dopo 180 km….fose una buona bottiglia di Chianti potrebbe sollevarmi. La carta propone una tagliata solo per due, e noi siamo in due no?Vada per la tagliata, una mezza di Chianti, una insalata verde….spettacolo!

Sono l’unico a parlare la lingua italica, i miei vicini di tavolo sono tutti discendenti degli Unni, Ittiti e Pietro il Grande.

Tagliata di carne
Tagliata di carne

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Passato alla sbirciolona toscana e al vin Santo, deturpato alla cassa di tutti i miei averi, riprendo il cammino, anzi le curve.

Su consiglio i quei miei due compagni di ruote, ducatisti per la pressione, proseguo verso Gaiole, tirando a destra per il Castello di Brolio direzione Castelnuovo della Berardenga. IMG_5928
Impressionante come il traffico sia inesistente, una cosa surreale. Sorprendo poi quando vesto al Castello di Brolio, una delle costruzioni più belle della zona del Chianti non ci sia nessuno
Arrivato a Castelnuovo della Berardenga prendo per Arezzo. La strada scende e ci porta fino ad un incrocio detto Colonna del Grillo. Qui si seguono i cartelli che indicano Monte S.Savino (SS73).
Ha inizio qui il tratto più bello di tutto l’itinerario. La statale è leggermente in salita ed è un continuo susseguirsi di curve a destra e a sinistra belle, ampie e quasi tutte con buona visibilità. L’asfalto è ottimo in quasi tutto il tratto. Mi ricorda la strada per l’Averna, ma questa è lunga oltre 40 chilometri! Una strada magnifica che mi porta diritto all’ingresso di Arezzo e allo svincolo per Cortona.
Da San Sepolcro riprendo Viamaggio, per percorrere nuovamente la Valmarecchia, questa volta in senso del mare.
Oggi ho pensato molto, ho pensato che è bello essere importanti per qualcuno ed avere qualcuno di importante. Mi sono concesso 400 chilometri di curve per pensarci, perché forse, a volte serve della distanza fra te e gli altri per capire, per sentire.
Ora non mi rimane che arrivare a casa, per vedere se quelle cose si sono mosse, o se sono morte spinte da un non so quale inesorabile fato….., ma ora che ci penso, guarda guarda sono ai piedi di San Leo, aspetta che passo salutare in mio amico del Ristoro del Sasso d’Oro  lo so che lui una bella berretta ghiacciata ce l’ha! Tanto oramai siamo arrivati.

Birretta al Ristoro del Sasso d'Oro - loc. Pietracuta - San Leo
Birretta al Ristoro del Sasso d’Oro – loc. Pietracuta – San Leo

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Madrid: due giorni full immersion nella capitale di Spagna.

di Ivan Fiori

A volte basta poco, per staccare la spina dico, e appena la primavera mette i piedi nel calendario, la Spagna chiama. Avevo voglia di ubriacarmi per le “Calle” di una città spagnola, ungermi le labbra nel patanegra, bere dello “hierbas” a fine pasto, e quale migliore destinazione della capitale Madrid per trascorrere due giorni, ovvero la classica toccata e fuga.
Bologna, aeroporto Marconi, volo diretto per il Baracas (Madrid) con Ryanair ore 13.00 e arrivo a destinazione dopo due ore. Tiro i bagagli in albergo, l’Hotel Regina proprio alla fermata della metro Sevilla in pieno centro e pronto per la movida.

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Uscito dall’albergo, attraverso la Puerta del Sol direzione Plaza Mayor, un quadrilatero imponente animata da bar e ristoranti e ambulanti,   direzione il quartiere Latina, il più caratteristico e animato. Percorro calle Cava Baja arrivo a plaza Humilladero.

Questa piccola piazza, per lo più è un incrocio di vie diverse, è il cuore dell’anima della noche madrilena. Calle Cava Baja, Cuesta San Pedro, Calle Humilladero. Qui c’è l’imabarazzo della scelta per calarsi nella parte, ed a caso decido, alle 16.00 del sabato, di dare inizio alle danze con un gin tonic a base di Hendrick’s gin. Il vento fresco di primavera mi accarezza, e il gin ancora in circolo mi fa perdere tra le calle fino a quando, mi ritrovo nel paese dei balocchi per un buon gustaio come me: il Mercado di San Miguel. Una costruzione di ferro al cui interno le tapas e i ristoranti più in voga della Capitale spagnola allestiscono un proprio stand….e non solo. Qui è possibile bere champagne o vini tipici della penisola iberica. Provare dell’ottimo serrano, le tapas, sangria, ostriche e ogni altro ben di Dio. A un prezzo modico ci si può perdere fra tutti i prodotti migliori e più gustosi. A questo punto, non posso non provare del Patanegra Jamon Bellota Reserva,

 

Mercado de San Miguel

Mercado de San Miguel

IMG_5719il non plus ultra per quanto riguarda il prosciutto. Tagliato a mano al momento, per la modica cifra di 18 euro l’etto…..un etto facciamocelo bastare! Il tutto accompagnato con del buon vino rosado galiziano.

Mercado de San Miguel: il taglio del Patanegra
Mercado de San Miguel: il taglio del Patanegra

Due giorni sono pochi, così si riparte, a piedi ovviamente, attraverso calle Mayor, Calle Arenal fino ad arrivare a Calle Gran Via e incominciare il quartiere de la Chueca. Il famoso quartiere gay di Madrid è subito riconoscibile, alle sette di sera i transessuali ai bordi delle vie sono più numerosi dei san pietrini.

Nel mio itinerario è fissato una capatina al locale di uno dei miei attori preferiti: Javier Bardem, la Bardemcilla in Calle Augusto Figueroa 47, tapas ristorante del famoso attore gestito dai fratelli. Purtroppo vengo preso da sconforto quanto sul posto apprendo che il locale è chiuso.  Il mio sconforto è di breve durata, quando noto, dalla parte opposta della stessa via, un altro paese deli balocchi, ovvero il Mercado di San Antonio.

Mercado de San Antonio
Mercado de San Antonio

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Il Mercado di San Antonio è un “piccolo” centro commerciale dedicato unicamente al food. Una piccola Eataly per intenderci, dislocata su tre piani, dove al piano terra c’è il supermercato, al primo piano tutti gli angoli dedicati alla cucina internazionale, dalla italiana alla giapponese, alla spagnola, tailandese…..dove si posso gustare e bere i relativi prodotti locali, mentre all’ultimo piano, la terrazza, è divisa in due ristorante e lounge bar per gli aperitivi e gli after dinner (a proposito, qui i mojiti sono fantastici!).
Due giorni passano in fretta e non posso perdere tempo. Ancora inebriato dai rosati e dal gintonic della Latina, provo il mojito della Terrazza del San Antonio. Una vera prelibatezza. Sono al centro di una capitale europea ma il clima è prettamente isolano.
La sera incombe, la cena pure. Esco dal Mercado per allungare il braccio alla ricerca di un taxi: destinazione Taberna Bahia, Calle Bahia de Palma 9 (http://bahiataberna.com).

Taberna Bahia
Taberna Bahia

Il ristorante si trova ad una ventina di minuti di taxi dal centro, nella zona nord di Madrid. E’ situato in una zona residenziale ed internamente è diviso in due: una parte ristorante con pochissimi tavoli con la cucina a vista e la zona di ingresso con tavoli alti per la degustazione delle tapas. La cucina è tipica spagnola, creativa, che propone delle squisitezze assolute come la tagliata de buey e le croquetas. I dolci sono un idillio, tanto che consiglio la loro degustazioni. Prezzi buoni. Per una cena con dolce e un vino rosado, caffè e jerba, sono circa 40 euro a testa.

Dopo tante ore a bere e a mangiare, il ritorno è un’Odissea, i venti minuti di taxi sembrano infiniti. La notte avrebbe portato il meritato riposo del guerriero godereccio.
Il giorno dopo con la sveglia di buon ora e dopo una poco sana ma nutriente colazione a La Mallorquina alla Puerta del Sol, un locale dove il tempo sembra essersi fermato con arredi di fine ‘800, un banco vetrinata straboccante di paste e torte che si possono gustare direttamente al banco o al piano superiore comodamente sudati al tavolo, mi dirigo velocemente nella zona del Triangolo dell’Arte di Madrid, ovvero in Paseo del Prado, per visitare uno dei Musei più famosi al mondo. Previdentemente ho acquistato il biglietto online perché la fila si snoda dietro molti angoli esterni del patio. Inutile ribadire la bellezza di questo museo, ma due opere mi hanno impressionato davvero: il celebre Saturno che mangia suo figlio di Goya (ricorderete in Wall Street – il denaro non dorme mai, dove il quadro era mirabilmente esposto in uno studio privato) e la Manita, del grande Velaquez.

Museo Reina Sofia e la Manìta
Museo Reina Sofia e la Manìta

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Lì a cinquecento metro merita una “cappatina” al Centro de Arte Reina Sofia, dedicato ai grandi: Picasso, Dalì, Mirò, (mi raccomando al secondo piano non potete perdere Guernica) e ad altri artisti spagnoli.
Se siete dei romantici incalliti (come me?), vi consiglio, spelmodo dopo pranzo, una bella passeggiata al Parco del Buen Retiro. El Reitiro è stato creato nel XVII secolo su volontà di Filippo IV. Non fatevi mancare una bella remata nel lago di fronte al Palazzo di Alfonso XII, e soprattutto una visita al Palacio de Cristal.
A pochi passi dal Reina Sofia merita sicuramente una visita anche veloce la Stazione dei treni, vera opera di architettura di inizio secolo. 

remata al lago del Parco del Retiro: Ve l'ho detto che ero un romantico no?
remata al lago del Parco del Retiro: Ve l’ho detto che ero un romantico no?

Dato che è domenica, una corsa al Rastro è obbligatoria. El Rastro è il quartiere vicino a Puerta Toledo in cui di domenica è adibita a mercatino scambio. Per le vie del quartiere tutti, ma proprio tutti, addobbano una bancarella di vestiti usati e oggettistica varia. Tutto a 1 euro!, come urlano a più non posso. Per queste vie non sono da perdere alcuni negoziati di modernariato, di mobili d’arredamento anni ’70.

Oggetti a El Rastro
Oggetti a El Rastro

Lasciando El Rastro mi dirigo nuovamente nella zona della Latina e in calle Calle Humilladero prima dell’incrocio con la plaza, vengo rapito dagli odori dei pintxos baschi del Txirimiri (www.tximiri.es) dove i pintxos in bella vista sul bancone non potevano che farmi venire il bisogno di lenire le mie pene di fame e di sete con una buona cerveza. I pintxos son “tapas” di origine basca, e a differenza dei “parenti” spagnoli classici, sono delle vere e proprie costruzioni in verticale. Dei capolavori di architettura. Direi Pintxos 5 tapas 1.
Se vi dirigete verso Calle de la Cava Baja, e precisamente al civico 26, troverete un altro locale dove i pintxos sono delle vere opere d’arte. La Txaxolina propone della vera e propria alta cucina in miniatura, tant’è che se è come vero che gente chiama gente, qui per arrivare al

In fila al Txaxolina
In fila al Txaxolina

bancone per ordinare dovrete sgomitare parecchio. Da provare sicuramente il pintxos hamburger con l’ uovo e quello con pancetta, formaggio morbido e salsa in agrodolce. Prezzo medio 3 euro a pintxos. Direi che si può fare!
Per il pranzo mi dirigo verso Calle Mayor e precisamente verso la Chiesa de San Andrès. Di fronte la chiesa, la piccola Plaza de la Paja, brulica di ristoranti e osterie all’ombra degli alberi. Qui un posto merita sicuramente attenzione, ovvero La Musa Latina. Un ristorante con un menu piuttosto vario dove alla classica e rivisitata cucina spagnola, potrete provare anche qualche piatto di sushi. Se decidete di pranzare fuori, non dimenticate un passaggio all’interno del locale.

 

sushi alla Musa Latina
sushi alla Musa Latina

E’ un posto veramente cool, arredato e concepito in maniera superba, e se decidete di scendere verso i bagni, lì troverete un’altra stanza con un altro banco bar (mai smettere di bere e mangiare a Madrid!)

Delic Ristorante
Delic Ristorante

Bene, i due giorni stanno per finire, ora non rimane con i fumi di sangria che pervadono il mio corpo e il mio animo di incamminarmi verso l’albergo per raccattare la mia valigia….sperando di ritrovare la strada!

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