Vini e Spumanti di Qualità a Riccione

 

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di Ivan Fiori

A Riccione hanno capito, che chi non si muove non solo resta fermo al palo, ma addirittura rischia di perdersi. Dopo l’esperienza vincente della pista da pattino l’inverno scorso, la primavera ha portato ai riccionesi un bellissimo manto verde su viale Ceccarini, il Green Park, rendendolo un “Salotto” immerso più confortevole e accogliente che mai.

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Elio Tognoni e Piero Cerri

 

In questo Salotto, alcuni esercenti ed imprenditori del Viale, Piero Carreri (Enoteca il Vicolo Riccione), Elio Tognoni (Victor Pub) hanno ben deciso che una occasione del genere non andava persa, e di tutto punto hanno ideato, con l’aiuto anche del designer Marco Morosini (Brandina) il week end delle “Bollicine”.

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Riccione si mette quindi l’abito da festa questo week end dall’ 8 al 10 maggio, con un evento dedicato alle bollicine italiane.

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VSQ, (acronimo di Vini Spumanti di Qualità), è un percorso  agli apici del gusto, che unisce un calice di ottimo vino italiano a quello di una passeggiata su uno dei Corsi più belli e più famosi di Italia, Viale Ceccarini.

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Le aziende rappresentate sono:

Cà del Bosco, con il suo Prestige, Franciacorta con uve di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero.
Marchesi Antinori, con il Nature. Lo spumante di uno delle casi vitivinicole più antiche e famose d’Italia. Composto da uve di Chardonnay e Pinot Nero;
Berlucchi, 61 Satèn, 100%% uve di chardonnay per questo Franciacorta con oltre 24 mesi sui lieviti;
Ferrari, con il Perlè. 100% chardonnay, brut della Famiglia Lunelli (Trento) che non ha bisogno di presentazioni.
Bellavista, uno dei punti di riferimento della Franciacorta e delle bollicine italiane.

Si conclude poi con gli assaggi del Golfetta e dei salumi di Golfera a base di culatello.

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5 assaggi di bollicine a 18 euro.

Gli ingredienti quindi ci sono tutti, e finalmente è bello vedere una città, a cui tra l’altro sono così legato, che ha voglia di rinnovarsi, perché oggi non si può stare fermi.

Cin cin.

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STREEAT FOOD TRUCK FESTIVAL fa tappa a Bologna: il cibo da passeggio si fa cool!

 

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di Ivan Fiori

Dopo Roma e Milano, la “carovana pazza” dei furgoncini del “Cibo da Strada” fa tappa a Bologna al Parco Nord di via Stalingrado, fino a domenica 26 aprile. La tipicità dei prodotti italiani si unisce all’estro e alla fantasia di questi “diversi” ristoratori. Quale migliore occasione per provare la tipicità dei prodotti italiani, ora divenuta da passeggio se non il Streeat Food Truck Festival 2015?Sf9

Piatti alla Mozzarella di Bufala e pomodoro, pizza romana e mortazza, hamburger di Chianina, ciabatte con porchetta, panini alle erbe aromatiche saltate, piatti vegani, friselle, pizza fritta, fritto da passeggio……e naturalmente piadina.

 

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Buscaglione, Elvis….i Food Truck cucinano i migliori prodotti del territorio italiano strizzando l’occhio oltre oceano.

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Proprio loro mi dicono che alla fine di tutto il Food Truck è una scelta di vita, uno stile di vita, l’Eldorado per chi  ha provato di tutto e di più e alla fine ha trovato così la realizzazione dei propri sogni.

Non pensate mai quindi che le persone, gli chef che vi servono questi succulenti piatti siano degli improvvisati. Qui c’è tanto studio, anni di preparazione, di prove, che va da design del “Furgoncino”, alla ricerca dei piatti (senza piatto) da proporre. Qui siamo di fronte a vera e propria arte di cucina, in versione da passeggio. Quindi onore e merito!

Come al solito però, il nostro Paese, è rimasto piuttosto ancorato alla preistoria per quanto concerne le autorizzazioni e vicende di questo tipo di attività. A differenza di quanto avvenga in altri paesi come Spagna, Francia, per non parlare degli Stati Uniti, la solita farraginosa burocrazia e la solita mancanza della filosofia del  “benvenuto a chi sa e ha voglia di lavorare”, rallentano notevolmente e spesso disarmano moralmente chi vuole iniziare questa splendida attività.

A riguardo potere leggere questo articolo de Ilsole24ore.

Take it easy!

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Caparsa: quando la passione crea un’opera d’arte

di Ivan Fiori

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E’ una di quelle mattine calde di inizio primavera. Quelle che non sai mai quanto durerà e quando arriverà la prossima perturbazione da nord, ma la data era fissata. Ore 7.30 antimeridiane, si parte, in moto, tutta una tirata. Da Santarcangelo di Romagna a Radda in Chianti per far visita a uno dei produttori di vino che più mi hanno colpito durante le anteprime toscane di febbraio e marzo, un Chianti è un opera d’arte, un atto d’Amore: l’azienda Agricola Caparsa di Radda in Chianti appunto.Caparsa 8
Paolo Cianferoni, titolare dell’azienda, ci aspetta, in giacca e cravatta seduto alla sua scrivania davanti al proprio computer. Invece no, il buon Cianferoni, appena ci vede, ci lancia un urlo: “Adesso arrivo, finisco qui sul muletto!”. Capite di cosa stiamo parlando? Di una persona, di una famiglia che segue le stagioni e le combatte per proteggere il proprio lavoro, il proprio prodotto, la propria opera, il proprio territorio. Un risultato finale è  un vino che non nasconde la propria anima quasi a prenderci per mano per condurci sulle colline dove è nato. Un’anima che viene dalla terra e dal territorio. Che ancora sa delle mani sporche di terra di chi la produce tant’è che Paolo Cianferoni con orgoglio ci mostra ancora i funghi e i batteri che “lavorano” nella sua cantina, un a cantina un tempo la stalla per i buoi e le vacche ora luogo di lavoro e di riposo di questo vino.

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L’azienda è stata creata dal padre di Paolo Cianferoni alla fine degli anni sessanta e gestita da Paolo dal 1982. Ha una particolare posizione sul lato nord-est del “poggio” a pochi chilometri da centro di Radda in Chianti. Produttore di vini biologici quale di Caparsino, il top della produzione, un Chianti Classico che unisce una sua potenza olfattiva ad una eleganza sconosciuta ai più. Rubino granato di grande intensità. L’acidità notevole rende il finale in bocca interminabile. Nella verticale che abbiamo assaggiato in azienda il 2010 è qualcosa di unico. Profumi intensi di prugna sottospirito, bacche rosse, una tannicità morbida sostenuta da una acidità di tutto rispetto appunto (Radda, è una zona con vini che hanno la particolarità di avere una particolare e forte spina acida e quindi di creare vini longevi). Che meraviglia. Forse anche questo il frutto del termine di un processo di cambiamento fatto negli anni dall’azienda Caparsa, dove i nuovi cloni delle viti danno un tannino più morbido e che al contempo l’alzarsi delle temperature negli anni aiutano a produrre un Chianti di 13 gradi.
L’altro grande prodotto è il Doccio a Matteo, un rosso a cui al sangiovese è stato aggiunto un 5% tra ancelotta e colorino, in modo di abbassare l’acidità.Caparsa 4 Caparsa 7

 

 

 

 

 

 

 

Quest’anno l’azienda Caparsa è in uscita anche con un vino che a me è piaciuto veramente tanto, il Rosato di Caparsa. Un vino rosato, da uve di sangiovese, che potrebbe deludere chi si aspetta un prodotto di serie minore, un vino da aperitivo.

 

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I funghi e i batteri della Cantina Caparsa al lavoro

E’ un vino magnifico, corposo, un vino da tutto pasto. Un vino ideale che personalmente immagino già ad accompagnare  in estate le tagliatelle al ragù di mia madre o la mia insalata con radicchio cipolla, sardonici e piada. Un colore rubino scarico e una impronta di forte acidità in bocca.

Non è tutto qui. Un altro prodotto che mi ha veramente impressionato è il Vin Santo di Caparsa, ottenuto da uve di Malvasia Bianca, Trebbiano e Malvasia Nera. Di colore ambrato, uno dei “Vin Santo”  migliori nel rapporto qualità prezzo che abbia mai assaggiato.

 

 

 

 

 

 

La visita alla “tenuta” Caparsa ha confermato un grande attaccamento al territorio da parte della famiglia Cianferoni. Una produzione limitata, di circa 20 mila bottiglie l’anno ne fanno una chicca per appassionati e intenditori. Il Caparsino rappresenta una delle migliori rappresentazioni del Chianti Classico che abbia mai provato.  Questa è l’espressione massima di questo territorio.

Azienda Vitivinicola Caparsa
Radda in Chianti (Siena)

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I 5 Film che mi fanno venire voglia di aprire una bottiglia di Vino

di Ivan Fiori

Ci sono film che per contesto, attori e musica, tutte le volte che li vedo, ritorna in me una gran voglia di scendere in cantina ed aprirmi una bottiglia di buon vino. Adoro questi film, mi rilassano e oltre che al vino risvegliano in me la voglia di un nuovo viaggio.

Purtroppo devo constatare che i film italiani che “mi fanno venire voglia di bere” sono veramente pochi, anzi, uno…….

1- Vicky, Cristina e Barcellona.

Uno spericolato e “irresistibile” Javier Bardem coinvolto nel gioco di Donne di Penelope Cruz, Scarlet Johansson, Rebecca Hall. Un gioco dove la passione e il Piacere travolgono, rivitalizzano e uccidono tutto. Il vino rosso e la musica di chitarra classica spagnola sempre protagonisti. Regia di Woody Allen.

 

 

2- Un’ Ottima Annata

Russel Crowe, broker inglese di successo, si ritrova ad ereditare uno chateaux in Provenza. La passione verso Marion Cottiard e il vino francese gli faranno cambiare vita, passando dalla Borsa alla vigna. Regia di Ridley Scott.

 

3- Cena fra Amici

Ancora in Francia. Parigi. Vecchi amici del liceo e d’infanzia si ritrovano per una cena a casa di uno di loro. Chi imprenditore di successo, chi professore universitario, chi con sogni da realizzare chi mai sbocciato. Il vino, sempre al centro della tavola, accompagna tutto il film, film che si svolge interamente nella casa di Pier ed Elisabeth.

 

4- The Dreamers.

Parigi. Bernardo Bertolucci. Un binomio che non può essere indifferente. Fine anni sessanta, clima del Sessantotto francese, rivoluzione studentesca. Cosa c’entra il vino direte voi. Il vino  è sempre protagonista nelle case dei francesi, e buona parte del film è ambientato nella casa di Theo e Isabelle.

 

5- Le fate Ignoranti

Ferzan Özpetek gira un capolavoro. Un film di Amicizia, Amore e Passione, e come in ogni suo film non può mancare una tavola imbandita.

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Il Gin&Tonic? Non si beve solo per sete. E in Romagna si beve qui.

di Ivan Fiori

In gioventù spesso mi è capitato di abbandonarmi ai banconi dei bar delle discoteche romagnole chiedendo del gin tonic e nella quasi totalità dei casi mi veniva servito un composto di colore trasparente 50% gin e 50% acqua tonica. Risultato? Delle emicranie il giorno dopo da combattere a forza di “moment”.

Il Gin Tonic della Iole
Il Gin Tonic della Iole

Col tempo ho scoperto, come in quasi tutte le cose del resto, che dietro a questo drink c’è molto altro, un mondo, uno stile, una ricetta segreta, un prodotto artigianale e soprattutto della storia.

Saffron Gin
Saffron Gin

La storia risale alla fine del XVI secolo e all’inizio del XVII quando un medico olandese pensava, distillando il ginepro, di aver ottenuto il classico rimedio per tutti i mali (in effetti…).
La Compagnia delle Indie Olandesi ha poi, esportato questo prodotto artigianale il gran parte del mondo, da Singapore alla costa atlantica degli Stati Uniti.
Nello stesso periodo il gin si andava affermando in modo considerevole in India, dove soprattutto i militari coloniali lo usavano per diluire l’acqua tonica, ricca di chinino, che bevevano per combattere la malaria…… e da qui ha inizio la favola del Gin&Tonic.

A Santarcangelo, sulla collina del Monte Giove, c’è un posto la cui nuova gestione, per mia gioia e felicità, prepara drink e cocktail come Dio comanda! e dove il Gin Tonic viene preparato ad arte.

Mr. Jonathan Di Vincenzo
Mr. Jonathan Di Vincenzo

Jonathan Di Vincenzo, gestore del locale, mi ha fatto letteralmente perdere la testa in mezzo a tutte quelle bottiglie di gin provenienti da Inghilterra, Germania, Francia e Olanda…..praticamente da mezza Europa.
Finalmente, in Johnatan ho travato un barman che sa cosa sta facendo e preparando e sa di cosa parla.
Io gli dico: “Fai tu, fammi provare qualcosa di diverso.” E lui mi tira fuori un gin allo zenzero, di color ocra, francese per la precisione, che pare cognac, il Saffron, che unito a della Fever-Taree farebbe resuscitare tutti i morti in epoca del proibizionismo in America.
Ma andiamo per gradi.

Jonathan mi racconta della storia del Gin, del vero London Dry Gin.

“Il Geneva (il gin olandese) si diffonde rapidamente in Inghilterra, grande consumatore di whiskey, diventato immediatamete il maggior mercato di esportazione per l’Olanda. L’uso smodato che ne viene fatto oltremanica induce gli inglesi a cominciarne a produrre in proprio, cominciando col produrre un gin molto simile al Jenever (Geneva) ma resero il prodotto molto più strutturato e importante. Questo distillato prese il nome di Old Tom. Successivamente, l’ Old Tom variò sensibilmente andando verso una maggiore secchezza e perdendo gran parte degli aromi dolci. Così nasce il London Dry Gin, ad opera nel 1742 di Alexander Gordon, ecco perché ll Gordon Gin è stato il primo grande Gin!”

Gordon Gin
Gordon Gin

Ritengo doveroso fare riferimento al grande romanzo di Oscar Wilde, il Ritratto di Dorian Gray, il libro simbolo di questo periodo,  in cui il Dandy protagonista era alla continua ricerca del Piacere (come potrei non parlarne io!). Il Gin, qui si racconta, che viene bevuto liscio in piccoli bicchieri, come liquore di benvenuto nelle occasioni mondane.

“Al London Dry Gin, negli ultimi dieci anni si è accostata tutta una serie di gin più botannici, più aromatizzati che rendono il gin più dolce e meno secco, forse più gradevole agli aperitivi di oggi (si è tornati alla vecchia ricetta olandese?). Il primo a proporre questa variazione nella ricetta è stato HENDRICK’S, oggi un punto di rifermiento importate nel mondo di questo distillato, poi affiancato da altri prodotti di considerevole qualità, quali MONKEY47, gin tedesco in cui si passa dai 40 gradi del Londo Dry Gin ai 47!, il GIN MARE, CITADELLE, il BLUE RIBBON GIN, il G’VINE (francese).”

The Noble Experiment
The Noble Experiment

“Un Gin&Tonic come si deve però non è solo gin ma anche acqua tonica, evolute negli anni, a pari passo con i gin. La tonic water per eccellenza è e rimane la Swepps, amare e ricca di chinino. A questa si sono affiancate acque più aromatizzate, più dolci al palato e con una bolla meno secca quali la 1724 (la preferita di chi scrive) una tonica cilena, Fever-Three con una bolla molto ricca, senza dimenticare le nuove italiane, Paoletti, Cortese, Lurisia, acqua brillante Recoaro.”

Bene, ora sapete che  un gin&tonic come si deve è molto di più che un semplice drink che toglie l’inibizione e Jonathan lo sta dimostrando apertamente e con grande successo nel suo locale di Santarcangelo, THE NOBLE EXPERIMENT. Un ambiente gradevole e caldo, dove bere un grande cocktail.

 

The Noble Experiment
The noble Experiment

Dove bere il Gin&Tonic in Romagna:

The Noble Experimet – Cocktail Club
Santarcangelo di Romangna, via dei Nobili 12
Tel 393 – 3531664

Bevabbè
Riccione – viale Corridoni
Barman Federico Ascani
www.bevabbe.com

il Vicolo di Bacco
Riccione – viale Ceccarini n.73
www.vicoloriccione.it

Osteria Cenè
Cesena (FC) – via Abrizzi n.3

La Cantinaza
Milano Marittima – viale Gramsci n.37
www.lacantinaza.com

Bar dalla Iole (da aprile a ottobre)
Rimini – via Destra del Porto n.27/b
www.dallaiole.com

Neon Caffè
Rimini – via Garibaldi n.25

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