Basta cambio Vita n. 2: Claudio Silighini si racconta

di Ivan Fiori

Basta Cambio Vita oggi racconta di un altro “Eroe” che ha seguito il proprio istinto, la propria passione lasciando la propria azienda per avventurarsi nel mondo della fotografia professionale. Claudio Silighini, milanese di nascita, romagnolo di adozione. Ha deciso di non seguire la corrente, perché qualcosa bussava dentro, e non lo faceva più dormire.
Conosco Claudio per caso, su Facebook. Sapete come funzionano queste cose, amico di amici, che conoscono altri amici ….. e rimango colpito dalle sue fotografie. Così gli chiedo di incontrarci, per prendere un caffè, e lui mi racconta che ha deciso di abbandonare la propria attività imprenditoriale e rimettersi completamente in gioco….ancora una volta.

Ecco la sua intervista.

Chi è Claudio Silighini? Come nasci imprenditore?

Claudio è un ragazzone di quasi 50 anni ma con ancora la capacità di stupirsi e di stupire! Scherzi a parte diciamo che son diventato imprenditore una quindicina di anni fa, dopo svariate esperienze per conto di grandi aziende, in un mondo completamente diverso – quello del wellness –da quello che vivo attualmente. Più che un mondo un mercato, un mercato e basta (!). La fatografia invece è un’altra cosa, è una forma d’arte, una forma di espressione, come la scrittura.

Come nasce la tua passione per la fotografia? Perchè la fotografia?

Bhè, ci credete ai miracoli? Un giorno sentito l’”ispirazione”, come quelle persone che improvvisamente si sentono pervase e chiamate a seguire un obbiettivo che fino a qualche ora prima ritenevano impensabile o comunque lontanissimo dal loro vivere. Il perché la fotografia e non la musica o la scultura non saprei dirlo: del resto c’è chi abbraccia la religione induista o altre forme di spiritualità senza un solo perché. Ecco, a me è accaduta una cosa simile.

Quando hai deciso di acquistare la tua prima macchina fotografica?

Sette anni fa son tornato a Milano, mia città d’origine, ho comprato una Leika e son partito per il Messico. E’ iniziato tutto così. A Cancun, invitato ad un party da un amico argentino che aveva un’agenzia di cui facevano parte le più richieste modelle del Sud America, dopo un po’ ho lasciato la compagnia per infilarmi in un taxi e assieme abbiamo girato le zone periferiche, tra le più pericolose dell’intero Messico, dove i cartelli della coca dettano legge. Io con la mia macchina nascosta dentro al giubbotto ho preferito riprendere uno spaccato di vita vera e questo mi ha dato una sensazione indimenticabile, che ancora muove le mie scelte.

soldati dell'Idf in un cimitero palestinese a Hebron.
soldati dell’Idf in un cimitero palestinese a Hebron.

Da cosa è nato il tuo Cambio Vita? Come hai deciso? Stavi male? La tua famiglia cosa ne ha pensato?

Stavo attraversando la classica crisi di mezz’età o forse era altro, ancora non l’ho capito bene, ma certamente ho vissuto un periodo tormentato. Non trovavo più soddisfazione né stimoli nel fare quel che avevo fatto sino a quel momento. Certamente non ero in gran forma. Alle persone più distanti da me si dipingeva un sorrisino di comprensibile scetticismo sulle labbra. Coloro che mi volevano bene erano pronti a tutto pur di vedermi sereno ed hanno avuto fiducia nella possibile evoluzione di quello che è iniziato come un gioco appassionante e che ora è la mia nuova professione.

Quali e quante difficoltà hai incontrato inizialmente?

Vi garantisco che non è facile reinventarsi fotografo senza una specifica storia alle spalle. Inizialmente ho dovuto fare i conti con lo scetticismo di cui sopra ma la maggior difficoltà è stata quella di trovare visibilità, farsi conoscere. Poi confidavo di poterli convincere con la bontà dei miei scatti, come poi fortunatamente è accaduto. Diciamo che per uscire dall’impasse iniziale ha giocato un ruolo fondamentale Facebook, che è stata una formidabile vetrina virtuale per i miei lavori.”

bambina gitana
bambina gitana

Quali tipi di foto prediligi?

Come fotografo nasco fotoreporter, forse anche per la genesi della mia passione direi senz’altro che lo scatto di reportage è quello maggiormente nelle mie corde. Amo anche i ritratti naturalmente, insomma tutti gli scatti in cui ci sia la possibilità di cogliere qualcosa o di rendere qualcosa a ciò che si ritrae.
Lo still life per me è più una devozione, uno strumento di lavoro: un professionista deve anche saper dare il meglio di sé laddove non si senta particolarmente ispirato.

Nella tua “attività” professionale, che tipo di soggetti hai?

Dalla rivista di interni, agli scatti di moda senza disdegnare quel che ai più potrà sembrare uno svilimento, ovvero i reportage dal mondo della notte. Nati quasi per scherzo in una discoteca romagnola dopo un anno e mezzo continuano ad essere un appuntamento molto seguito e dal quale ricaverò presto una mostra. Mi piace ricordare però un reportage commissionatomi da un Tour Operator che opera sulla Via della Seta, che mi ha portato prima nella zona del Kurdistan e in un prossimo futuro mi vedrà in Iran.

ritratto moda

La fotografia è Arte?

Sicuramente, ma io non mi sento un artista ma un operatore. Lascio le forme d’arte a quelli bravi davvero.

Colore o B&W?

Non ho preferenze particolari per quanto riguarda la scelta tra colore e bianco-nero. Sarebbe come dire che una donna è meglio bionda o bruna. Io scelgo entrambe! No?!
Lo scatto in bianco e nero è uno scatto “furbo”, in fondo l’occhio vede a colori, no? Non nascondo però che il B&W in alcune situazioni sia molto evocativo, assolutamente più indicato che il colore. Insomma hanno ragione di esistere entrambi.

Quindi, Fotografia come Piacere o Lavoro?

La fotografia è qualcosa che ti prende dentro, che mi è nata dentro. La fortuna di svolgere una professione che ti piace così tanto e che è quello che ami fare è impagabile. Non riuscirei a girare ogni giorno senza la mia Ricoh: piccola, veloce, affidabile.

Pensi che in Italia i fotografi siano considerati adeguatamente da clienti e pubblico?

Ti rispondo se prometti di non chiamarmi più “artista”! Diciamo che negli ultimi anni la massificazione della figura del fotografo, ormai basta uno smart phone ed un social network per improvvisarsi tale, ha un po’ inquinato quello che era e resta un mestiere serio, difficile ed elitario. Come conseguenza, da parte di tanti c’è la tendenza a sottovalutare l’impegno necessario a realizzare lavori di qualità, in una sorta di rincorsa al ribasso che deprezza anche chi commissiona i lavori. Certo che in un contesto come questo i professionisti veri si notano subito.ritratto modo

Sei favorevole o contrario alla post-produzione, il tanto vituperato foto-ritocco?

Siamo nel 2014 e non si gira più in carrozza a cavallo. Io sono un amante della tecnologia e ritengo che comunque essa sia uno strumento: non dà – per fortuna – la possibilità di tramutare magicamente uno scatto osceno in un capolavoro. Diciamo che è un tecnica parallela alla fotografia: ci son dei lavori di post-produzione di altissimo livello.

Claudio, cosa farai da Grande? Quali saranno i tuoi progetti per il futuro?

Ho parecchie idee che stanno per diventare autentici progetti. In cima alla lista dei desideri metto un paio di lavori di foto-giornalismo all’estero, la mostra della notte che è già in rampa di lancio ed il viaggio in Iran. Fatemi gli auguri!

Il telefono squilla di nuovo, “devo andare, ho un set da preparare.”

Leonardo Blanco, Davide Frisoni e Luca Giovagnoli in mostra alla Clinica Merli

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di Ivan Fiori

Per trovare un po’ di arte e di cultura a Rimini possiamo anche prendere la scusa di una lastra ai denti. I titolari della Clinica Merli espongono dal 25 gennaio 2014 una serie di opere dei tre pittori romagnoli.

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Le opere non hanno tra loro alcun tipo di legame per quanto concerne la modalità di espressione. Gli stili diffondono profondamente. 

IMG_5243I riflessi delle luci artificiali che si specchiano nel mare d’acqua blu di Davide Frisoni contrasta o le sue luci di una Manhattan contrastano con l’astrattismo di Luca Giovagnoli (magnifica la tela La Famiglia) per non parlare del lavoro di ricerca effettuata da Leonardo Blanco in composizioni di “tele” di alluminio e china monocromatiche. Immagini forti queste, e potenti che rispecchiano una visione introspettiva di non poco conto.

Blanco

La mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico fino a Venerdì 18 Aprile 2014, tutti i giorni, in orario continuato 09.00 – 18.30, dal Lunedì al Venerdì – per informazioni tel. 0541 52025.

Blanco Maschera di uomo

Frisoni

Le tagliatelle? In Italia si mangiano qua!

 

di Ivan Fiori

Da bambino c’era una cosa che non cambiava e non poteva cambiare mai: la domenica, cascasse il mondo, a pranzo la mia nonna preparava le tagliatelle al ragù di carne, rigorosamente fatte con sfoglia tirata a mano, tagliate al coltello, pollo arrosto con patate. Non c’era verso, la domenica, le tagliatelle erano un rito, un atto di fede.

Così da buon romagnolo, o meglio, santarcangiolese, non posso non frequentare i ristoranti dove le tagliatelle vengono create con la stessa passione e amore di mia nonna. La tagliatella per noi romagnoli è come il riso per i cinesi, il kebab per i turchi, la carbonara per i romani e così via.
Ma il problema è: dove trovare la vera tagliatella? (Piccola nota, io scrivo tagliatella perchè ho sempre detto così, va da sè che dicasi tagliatelle).

Lungi da me la volontà di stilare classifiche, stelle, stelline, fiori e bicchieri. Qui si parla e si scrive solo del buon gusto, di dove recarsi per mangiare e trovare la tagliatella, rischiando anche di fare un drastico cambio di percorso e di programma pur di arrivare. Anzi, queste tagliatelle valgono di sicuro il viaggio, ovunque voi vi troviate.

 

Ristorante Albergo Zaghini. P.zza Gramsci – Santarcangelo di Romagna (Rimini)

Se per Proust inzuppare un biscotto nel the ha stimolato oltre cinquecento pagine di ricordi, a me, basta sedermi davanti ad un piatto di tagliatelle di Zaghini. Mio padre mi raccontava già di quel profumo che tutte le domeniche invadeva le scalinate di Santarcangelo. Quelle scalinate che dall’ inizio di corso Cavour e Don Minzoni salgono verso il paese “vecchio”. Per quelle vie, il profumo, l’odore grasso e caramellato dei polli di Zaghini nel girarrosto erano uno stimolo all’appetito, al sedersi a tavola con un buon fiasco di vino.
Il ristorante Zaghini ha una storia centenaria. Nasce nel 1895 fondato dai coniugi Zaghini e apre inizialmente in piazzetta Balacchi (dove ora c’è un’altro ristorante, La Sangiovesa) e si trasferisce con la gestione della signora Velia Zaghini e suo marito Alvaro Rossi nel 1959 nell’attuale sede di piazza Gramsci, la cui gestione è passata nelle mani poi del figlio Edoardo Rossi. Un caro uomo, un amico che ricordo ancora con straordinario affetto e parte di alcuni periodi felici della mia infanzia

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I riconoscimenti a questo locale si sprecano. Esso è divenuto nel tempo un punto di riferimento per gli amanti della tagliatella fatta in casa. Una tagliatella, raccontano i figli di Edoardo, Alessandro e Valentina, che è in procinto di richiedere la certificazione in Camera di Commercio.
Come dicevamo, è divenuto un punto di riferimento importante per molti personaggi noti e meno noti: Tonino Guerra, Federico Fellini, Marcello Mastroianni. Quest’ultimo preferiva preferiva mangiare in un tavolo in cucina vicino alla Velia, una persona, una “azdòra” che per fisonomia e attitudine in cucina gli ricordava la propria mamma.

Nel ’61 già il ristorante Zaghini viene inserito nella guida dell’Accademia Italiana di Cucina fra i migliori ristoranti di Romagna.Targa Zaghini

Le tagliatelle di Zagnini sono piuttosto spesse, rugose, con ragù poco “unto” e leggermente piccante. Il piatto, non ostante il ragù venga fatto con carne e lardo, oltre che saporito non risulta particolarmente pesante, e chissà perchè un piatto non è mai abbastanza.

Tagliatelle Zaghini

 

La ricetta delle tagliatelle secondo il Ristorante Zaghini viste da Tonino Guerra:

Fare la sfoglia con farina del vecchio mulino di Ravenna e uova di gallina nostrane. Tagliate a fette di un centimetro circa, le tagliatelle non vanno cotte nell’acqua. Tolte dal fuoco al dente, dare uno scappellotto d’acqua fredda alle tagliatelle immerse ancora nell’acqua calda, perchè si rassodino. Quindi colarle subito, non con il normale colapasta, ma con una reticella metallica che faccia scorrere immediatamente l’acqua, affinchè non si rammolliscano.
Il condimento va fatto con lardo macinato, carne di manzo e maiale, odore di cipolla rosolata, conserva, brodo di carne, pepe e sale (la carne e il lardo devono essere rosolati a parte, finchè non si asciughino, poi si aggiunge il resto.
Le tagliatelle vanno condite nel piatto grande, poi nel piatto piccolo, si aggiungono altro condimento e parmigiano. Niente odori tranne quello di cipolla poco rosolata.

 

Trattoria Delinda – via Marecchiese n. 345 – Rimini

IMG_5170Quando di arriva alla Trattoria Delinda, mi sembra di entrare a casa di qualcuno. E’ una cosa fantastica. Sembra che la signora Palmina apra la porta di casa ai viandanti in giacca e cravatta (oggi tutti liberi professionisti) che percorrono ogni giorno la Marecchiese per farli entrare in casa propria. Qui il tempo sembra essersi fermato.

Non si bada tanto alla forma, ma alla sostanza. Mi siedo vicino alla porta di ingresso e la signora Palmina è là, dietro la porta di quella che sembra fosse essere stata la cucina di una casa, e la vedi che ti prepara tagliatelle tagliate al coltello a regola d’arte. Poco manca perchè dopo pranzo chieda un mazzo di carte per passare il tempo con i frequentatori del ristorante e la mia immersione negli anni della mia infanzia è completo.sig.ra Palmina
Qui la tagliatella viene servita in una porzione veramente abbondante con un ragù di carne mentre a parte viene portato anche il sugo con piselli freschi e pomodoro da aggiungere.
La signora Marina, figlia di Palmina, che insieme al fratelli Pierpaolo e Marco gestiscono il locale, ci tiene a sottolineare che la tagliatella viene impastata a mano, lasciata riposare per circa 30/40 minuti, tirata col mattarello e tagliata a mano (!) a coltello.
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Un capolavoro. Parlando con Marina riesco a “rubarle” ancora qualche segreto sul loro “capolavoro”.
Il ragù viene preparato facendo soffriggere cipolla e olio con l’aggiunta di carota e sedano, carne di maiale e manzo.
Articolo di giornale

 

 

La famiglia Canducci gestisce quella “chicca” dal 1962, ma la nonna che aprì il locale come osteria, nacque del 1884.
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Naturalmente la Trattoria Delinda ha altre prelibatezze, come il galletto alla cacciatora senza olive, il coniglio in porchetta e piccione in tegame, ciambella e biscotti, ma oggi quello che conta per noi sono le tagliatelle!
Poche cose, ma fresche e di qualità, e come ricordavo prima, la tagliatella val bene una deviazione!

 

 

Trattoria Renzi – via Canonica 2122 – Santarcangelo di Romagna (Rimini)

Uscendo per qualche chilometro da Santarcangelo, direzione Borghi, ci imbattiamo nell’incrocio di Canonica in un altro storico ristorante per le tagliatelle: la Trattoria Renzi.
La Trattoria Renzi nasce come Osteria negli anni ’40 da Renzi Vittorio e sua moglie Anita.
Ad oggi l’attività è gestita da Renzi Edoardo e la moglie Fernanda insieme al figlio Tomas e la moglie Marzia, mantenendo così la tradizione da tre generazioni e custodendo il segreto delle tagliatelle al ragù.
Anche da Renzi, il rito delle tagliatelle è meticoloso, pieno di passione e tradizione.
La sfoglia viene tirata rigorosamente a mano e tagliata a coltello da due cuoche che ogni mattina alle 6 aprono già i battenti del locale. Tagliatelle di Renzi
Il ragù segue rigorosamente la ricetta delle tradizione romagnola con manzo, maiale e lardo.
Le tagliatelle mi risultano particolarmente “toste” e rugose, caratteristica delle tagliatelle fatte completamente a mano e che ha la capacità di trattenere il sugo.
La caratteristica del sugo di Renzi è quello di essere piuttosto saporito, e talmente buono che spesso capita di chiederne un pò a parte per una “scarpetta” col pane. le tagliatelle di Renzi
Per chi credesse che le tagliatelle al ragù siano un piatto prettamente invernale, per essere contraddetto e smentito , basta recarsi alla Trattoria Renzi in piena estate, sia a pranzo che a cena dove i 150 coperti a disposizione vengono quotidianamente riempiti.Le tagliatelle di Renzi
Pochi piatti, semplici e fedeli alla tradizione, dove le tagliatelle sono il “piatto regina”.